Trump apre le porte ai rifugiati. Solo a quelli “veri”, controllati uno per uno

Dopo quattro mesi di sospensione, gli Stati Uniti riapriranno le porte ai rifugiati, ma con criteri di selezione molto più stringenti rispetto al passato. Il nuovo ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump nel giorno in cui scadeva il travel ban, prevede infatti controlli ancora più severi per i cittadini di 11 Paesi, che l’amministrazione si è limitata a definire «ad alto rischio».

Trump: i controlli per i rifugiati

L’esame delle loro richieste di accoglienza, hanno riferito i funzionari governativi durante una conference call con i cronisti, subiranno rinvii per altri 90 giorni per consentire una valutazione caso per caso. In particolare saranno raccolti più dati personali, informazioni sulla famiglia, esaminata la loro presenza sui social network, le frequentazioni, i luoghi di lavoro e tutto ciò che sarà ritenuto rilevante.

 «La sicurezza del popolo americano è la più alta priorità del governo», ha commentato il segretario ad interim per la Sicurezza interna, Elaine Duke. Tra gli 11 Paesi soggetti a un nuovo riesame di 90 giorni ci sono Siria, Iraq, Libia, Iran, Yemen, Mali, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Corea del Nord e Venezuela. Tutti – tranne la Corea del Nord – sono paesi di maggioranza musulmana, da dove è arrivata quasi la metà dei rifugiati accettati nel 2017: su 53.716 persone, 22.150 provenivano dalla Siria, dall’Iraq, Iran e Somalia.