Trionfano destra ed estrema destra anti-Ue anche nella Repubblica Ceca

Il miliardario Andrej Babis, soprannominato il “Trump ceco”, si conferma vincitore delle elezioni nella Repubblica Ceca. Il suo partito Ano (che in ceco vuol dire “sì”) risulta in testa con il 29,7% (era dato al 25…) dopo una campagna elettorale contro l’arrivo di clandestini e di stampo euroscettico. Il voto ha segnato una svolta a destra per il Paese. Secondo arrivato è il partito conservatore Democratici Civici con l’11,3%. Il suo leader, Petr Fiala, ha escluso un’alleanza con Babis, che d’altra parte neanche la vorrebbe. Segue il partito anti immigrati illegali Libertà e Democrazia Diretta dell’uomo d’affari ceco-giapponese Tomio Okamura che promette di impedire “l’islamizzazione” del Paese, arrivato al 10,6% rispetto al 6,9 del 2013 (lo davano al 9). I socialdemocratici (Cssd) del primo ministro uscente Bohuslav Sobotka, vincitori delle elezioni di quattro anni fa con il 20,5%, sono crollati al 7,9%. Alla testa di una coalizione con il partito Ano, Sobotka aveva convocato elezioni anticipate in seguito ad uno scontro con Babis, titolare del dicastero delle Finanze. “Non siamo un pericolo per la democrazia”, ha detto questa sera il 63enne Babis parlando ai suoi sostenitori in festa a Praga. Il miliardario ceco ha annunciato di aver invitato via sms tutti i leader politici per aprire colloqui e formare al più presto un nuovo governo.

I media di sinistra gettano fango su Babis

Alle elezioni si è arrivati dopo il superamento di una turbolenta crisi istituzionale, che a maggio ha visto i contrasti tra il premier Bohuslav Sobotka e il suo ministro delle Finanze di allora, Andrej Babis – accusato di evasione fiscale ed altri reati finanziari – sfociare in un confronto aperto tra lo stesso capo del governo e il presidente della Repubblica, Milos Zeman: un vero e proprio braccio di ferro, con tanto di premier dimissionato contro la sua volontà in diretta tv dal capo dello stato. Il 63enne miliardario Babis, a capo di un impero agroindustriale e mediatico e grande protagonista del voto di venerdì e sabato, ha sempre respinto ogni accusa a suo carico e si è opposto alla richiesta di lasciare la poltrona di ministro fino a quando Zeman si è rassegnato ad allontanarlo. Al suo posto è stato nominato un altro esponente del suo partito, Ano (Azione cittadini insoddisfatti, 47 seggi in parlamento), al governo con i Socialdemocratici di Sobotka (Cssd, 50 seggi) e con l’Unione cristiana e democratica (Kdu-Csl, 14 seggi).

Solo il 18 per cento della popolazione vuole stare nella Ue

Il successo di Babis è dovuto in parte alla promessa fatta dall’ex titolare delle Finanze di battersi contro la corruzione politica, malgrado le accuse a suo carico, tra cui quella di frode in ambito dei sussidi europei, ma soprattutto alla resistenza opposta all’idea delle quote di redistribuzione dei clandestini, un esempio di quella che definisce l’ “ingerenza europea nella politica interna” del Paese D’altra parte, un sondaggio del 2017 del Public Opinion Center della Repubblica ceca, rivela che solo il 18% dei cechi “appoggia con forza” l’idea che il paese sia membro dell’Ue, contro il 38% che “concorda in parte” con questa scelta, la più bassa percentuale di adesione all’ideale europeo registrata nei paesi membri del cosiddetto Gruppo di Visegrad, che comprende anche Polonia, Ungheria e Slovacchia. A favore dell’adozione dell’Euro è il 21% dei cechi. Il Magazine Foreign Policy lo ha soprannominato “babisconi, con un’allusione a Silvio Berlusconi, ma molti lo chiamano “il Trump ceco”. Dice di voler guidare il Paese come “un’impresa di famiglia”, è contrario alle sanzioni alla Russia, vuole abolire il Senato, ammira il modello di potere centralizzato di Orban e non ama i giornalisti.