Strage di Las Vegas, dubbi e sospetti: e quei misteri che la donna del killer non aiuta a svelare

Lo amava Stephen Paddock, a sua detta un uomo «gentile», e non avrebbe mai immaginato che stesse per succedere «qualcosa di orribile». Almeno così ha detto alla polizia Marilou Danley, la fidanzata di Stephen Paddock, l’autore del massacro di Las Vegas, rivelando tra l’altro di temere che lui volesse lasciarla, di certo non volesse compiere un massacro.

I misteri di Marilou, la donna del killer di Las Vegas

«Non mi aveva mai detto niente o non aveva mai fatto nulla per cui io potessi capire in qualche modo, che suonasse come un avvertimento che stava per succedere qualcosa di orribile», ha fatto sapere la Danley in una dichiarazione che è stata letta dal suo avvocato, dopo essere stata interrogata dalla polizia. E nel dirsi «devastata per le morti» provocate da Paddock, la donna ha assicurato che «coopererà pienamente con le indagini: farà tutto quello che posso per aiutare e alleviare le sofferenze». E magari, chissà, per chiarire quanto sta emergendo di strano su dinamica e ruolo del killer nella strage. Mentre Paddock massacrava 59 persone e ne feriva oltre 500, la Danley era nelle Filippine, Paese natale della compagna dell’assassino, con un biglietto comprato da lui a poco prezzo: temeva che lo avesse fatto perché voleva interrompere la relazione e invece probabilmente voleva solo allontanarla per agire indisturbato. Non solo: Paddock le aveva anche girato dei soldi, 100.000 dollari, per permetterle di comprarsi là una casa per lei e la sua famiglia. «Ero grata – ha detto la Danley a proposito dei 100.000 dollari – ma onestamente ero preoccupata che fosse un modo per rompere con me». La donna, rientrata ieri dalla Filippine, dove era arrivata il 25 settembre scorso, per essere interrogata dall’Fbi, ha poi ribadito: «Io lo amavo, speravo che avremmo avuto insieme un futuro tranquillo. Non mi è mai venuto in mente, in alcun modo, che stesse pianificando la violenza contro chiunque, un indicibile e orribile atto di violenza».

Dubbi sul killer e sospetti sulla dinamica del massacro

Un massacro sulla cui dinamica incombono molti, troppi, dubbi e sospetti, suffragati dalle ultime acquisizioni investigative. La prima ipotesi della polizia americana – ipotesi che sembra prendere sempre più corpo – è che Strephen Paddock potrebbe non aver fatto tutto da solo e probabilmente avrebbe voluto sopravvivere all’attacco. È quanto ha lasciato intendere lo sceriffo Joe Lombardo, capo della polizia di Las Vegas, in una conferenza stampa. «Pensate che abbia fatto tutto da solo? – ha chiesto Lombardo, riferendosi all’enorme arsenale del killer –. Bisogna anche supporre che ad un certo punto abbia ricevuto qualche aiuto». È possibile che Paddock fosse «un super uomo, che facesse tutto da solo», ma, ha aggiunto lo sceriffo, «sarebbe difficile per me crederlo». Non a caso, allora, Lombardo ha poi rivelato che alcuni indizi indicherebbero che il killer, che si è suicidato, non voleva morire. E che Paddock ha passato «decenni ad acquistare armi e munizioni, vivendo una vita segreta». Il suo profilo, ha ammesso, non combacia con quello degli assassini di massa, «non abbiamo ancora capito, dovete essere pazienti con noi», ha concluso Lombardo, ribadendo la «meticolosità» del suo piano: un piano che ha provocato la morte di 59 persone ed il ferimento di 489, secondo l’ultimo bilancio aggiornato.

Ha agito con dei complici? Voleva davvero morire?

A quanto risulta e da quanto riferito dallo sceriffo Lombardo, Stephen Paddock, l’autore del massacro di Las Vegas, aveva prenotato una stanza in un albergo vicino al Mandalay Bay in occasione di un precedente festival musicale, informandosi tramite Airbnb, e fermando una camera all’Ogden di Las Vegas nei giorni in cui (dal 22 al 25 settembre) si teneva il festival Life is beautiful. Lombardo ha descritto il killer come una persone «disturbata e pericolosa» e ha rivelato che grosse quantità di esplosivo e oltre 1.600 munizioni sono state trovate nella sua auto dopo l’attacco nel quale ha ucciso 59 persone. La prima ipotesi della polizia americana – ipotesi che sembra prendere sempre più corpo – è che Strephen Paddock potrebbe non aver fatto tutto da solo e probabilmente avrebbe voluto sopravvivere all’attacco. È quanto ha lasciato intendere lo sceriffo Joe Lombardo, capo della polizia di Las Vegas, per esempio aggiungendo che il killer, che si è suicidato, molto probabilmente non voleva morire: anzi, a detta dello sceriffo del nevada, il killer avrebbe voluto fuggire e non suicidarsi, confermando quanto appena sostenuto anche in considerazione del fatto che nella stanza del Mandalay Bay da dove il killer ha sparato per 9-11 minuti, è stato trovato un biglietto, ma non si tratterebbe di una lettera in cui si parla di propositi suicidi. Sarebbe stata l’intenzione di scappare la motivazione per cui Paddock aveva piazzato delle telecamere fuori e dentro la sua suite: «Stava facendo tutto il possibile per vedere come poter scappare», ha detto Lombardo. Ancora buio pesto, infine, sul movente della strage: «niente che possa indicare qual è stato il motivo scatenante, cosa lo ha indotto a fare tutto questo», ha confermato Lombardo. Gli investigatori ritengono che qualcosa potrebbe essere successo nell’ottobre dello scorso anno: è da allora che ha comprato 33 armi, per la maggior parte fucili. Nella sua auto, ha riferito infine la polizia, sono stati trovati oltre 22 chili di esplosivi e 1.600 munizioni. Ma ancora è tutto molto vago…