Strage di Erba, saranno analizzate nuove “prove”. Si riapre il processo?

Un capello, un accendino, tracce di sangue e impronte. Sono alcuni dei nuovi elementi, mai analizzati, che saranno presi in considerazione nell’ambito del processo sulla strage di Erba dell’11 dicembre del 2006, per la quale sono stati condannati all’ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi.

La strage di Erba: 4 vittime per un delitto efferato

Il 21 novembre prossimo, davanti alla Corte d’appello di Brescia, si terrà l’incidente probatorio sul quale la difesa punta per ottenere la revisione del processo. Nella strage di Erba, sotto i colpi di spranga e coltello, morirono Raffaella Castagna, il figlio Youssef di soli due anni, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, restò ferito gravemente.  In particolare, sotto la lente dei periti finirà un capello castano chiaro di dieci centimetri, trovato sulla felpa di Youssef, un accendino rinvenuto sul pianerottolo dell’appartamento in via Diaz a Erba, un mazzo di chiavi, tracce di sangue e impronte mai attribuite e ora analizzabili con tecniche moderne.

La difesa punta alla revisione del processo

La Cassazione, lo scorso aprile, aveva annullato con rinvio, per nuovo esame, l’ordinanza con la quale la corte d’Appello di Brescia aveva dichiarato inammissibile la richiesta di incidente probatorio su sette nuovi elementi di prova, avanzata dalla difesa dei due coniugi. I nuovi elementi conservati nei laboratori di Pavia e del Ris di Parma, tra cui anche il giubbotto della Cherubini e il telefono di Raffaella Castagna, potrebbero fornire quella «prova nuova» che è condizione per ottenere la revisione. Per Fabio Schembri, uno dei legali della coppia, «è un primo passo per poter individuare elementi di prova a favore dei coniugi Romano». Allo stato attuale, comunque, questo «successo» della difesa non cambia le sorti giudiziarie dei Olindo e Rosa condannati in via definitiva all’ergastolo il 3 maggio 2011 e detenuti rispettivamente nei carceri milanesi di Opera e Bollate.