Sputò in faccia al killer del figlio e fu uccisa. Giustizia è fatta per la mamma coraggio…

Giustizia è fatta: a distanza di tredici anni da quel barbaro omicidio di Anna Barbera, trucidata a 63 anni, il 12marzo del 2004, perché “colpevole” di aver sputato in faccia all’assassino del figlio, Umberto Ippolito, ucciso dal clan Gionta di Torre Anunziata il 22 febbraio del 1994. Il raid punitivo per quel gesto “oltraggioso” scattò dopo dieci anni, perché la camorra non dimentica, neanche quando c’è una mamma-coraggio di mezzo.

Per l’esecutore materiale di quella assurda “vendetta” del clan Gionta contro Anna Barbera oggi è arrivata la sentenza: ergastolo per Umberto Onda detto “Umbertino” ex reggente del clan Gionta (nella foto in alto). Identica condanna anche per Alfonso Agnello, il 52enne soprannominato “chiò chiò”, il primo accusato (poi scagionato) dell’omicidio di Giancarlo Siani, il cronista del Mattino ucciso nel 1985, condannato per l’omicidio di Vincenzo Amoretti, alias «banana», 25enne affiliato al clan Gallo-Cavalieri, ucciso nel sonno il 24 aprile 2007 dal commando di finti poliziotti.

Ad emettere le sentenze i giudici della Corte d’Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano). Anna Barbera era la mamma di Umberto Ippolito, ucciso per evitare che testimoniasse nel processo a carico di Luigi Limelli, all’epoca boss del clan di Boscotrecase. La donna sputò in aula, durante un processo, al pentito Salvatore Barbuto, che si era autoaccusato del delitto del figlio. Un altro pentito, Aniello Nasto, si era poi  autoaccusato di avere materialmente partecipato al delitto di Anna Barera indicando in Umberto Onda il killer che materialmente sparò contro la donna.