«Sono tornato»: un film ridicolizza Mussolini in nome della legge Fiano

Il Duce arriva sul piccolo schermo, a febbraio, nei migliori cinema d’Italia, in nome della legge Fiano. Anche perché quel film in arrivo su Benito Mussolini è tutto tranne che un’apologia del fascismo, anzi, tenta di ridicolizzarlo e trasformare in macchietta anche la vita e la storia politica dell’uomo del Ventennio, riprodotto – ai giorni nostri – come un ebere che non sa andare su Fb e che vuole mandare al rogo negri ed ebrei. Sfottere chi è nostalgico: l’altra faccia della stessa medaglia della legge Fiano…

Mussolini è tornato, ma è molto diverso…

“Sono tornato” è il titolo della pellicola firmata dal regista comico Luca Miniero, quello di “Benvenuti al Sud”, per intenderci, che racconta un improbabile ritorno di Benito Mussolini sulla scena politica, tra grillini, Berlusconi e Renzi. L’obiettivo – sulla scorta di un analogo libro e di un film realizzato in Germania su Hitler che fece molto discutere – è di fare della figura mussoliniana una parodia, dipingere un tiranno ottuso che oggi parla a una certa parte politica non degna di rispetto, ovviamente la destra.

Il Duce ridicolizzato dal regista

Una delle scene, che oggi il regista Miniero anticipa con un’intervista su Repubblica, è quella di Benito Mussolini  seduto alla scrivania con due assistenti che cerca il suo nome per il profilo Facebook: “Dux?”, gli rispondono che c’è già. L’attore che impersona Mussolini è Massimo Popolizio mentre al sua spalla è il cabarettista casertano Frank Matano. Il Duce, tanto per far capire in che modo viene raccontato il suo ritorno, viene fatto girare su un furgone delle mozzarelle di bufala, fa la pipì nelle campagne, canta “sono un italiano vero” di Toto Cotugno e fa il comico  in tv da Mentana e Cattelan: «Eravate un popolo di analfabeti, torno dopo ottant’anni e lo siete ancora».

«La gente fa il tifo per lui…»

 «Quando ho rivisto il film montato ho detto a Popolizio: sei più Duce del Duce – spiega il regista Miniero – Nel senso che esce di più l’aspetto di pericolosità del vero Mussolini, che in pubblico faceva il guitto, sapeva comunicare. Come e più di Hitler. Lui lo dice nel film: “La propaganda l’ho inventata io, senza di me il Führer non sarebbe tale”. Ed è una frase che ha detto davvero, come la metà di quelle che dice nel film. Le abbiamo prese dai suoi discorsi, magari estrapolandole dal contesto. In più Mussolini riesce a confrontarsi con una serie di dinamiche che risolve in modo brillante. Quindi, in qualche modo, fai il tifo per lui. Ed è questo l’aspetto angosciante del film….». Angosciante: ecco perché alla fine il Duce viene mostrato nella sua forma più becera, razzista, aggressivo e fondamentalmemte ottuso, proprio come piace alla sinistra…