Sicilia, da Musumeci appello agli alleati: «Voglio candidati inattaccabili»

In vista della scadenza dei termini per al presentazione delle liste in Sicilia, fissata al prossimo 6 ottobre, partiti e candidati lavorano a pieno ritmo. Al responso che un mese dopo uscirà dalle urne guarderà con particolare interesse la politica nazionale. Quelle siciliane, infatti, rappresentano una sorta di ultimo giro prima del decisivo appuntamento del 2018. I sondaggi danno per favorito Nello Musumeci, già presidente della provincia di Catania ed europarlamentare di An, proposto dai FdI di Giorgia Meloni e sostenuto dall’intero centrodestra. Suo rivale più diretto il grillino Cancellieri. Molto più distaccato il rettore Micari, indicato dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando e appoggiato dal Pd e dagli alfaniani di Ap. Fa invece storia a sé Claudio Fava, espressione di Articolo Uno-Mdp.

Musumeci ha scritto una lettera ai coordinatori regionali

Proprio da Musumeci è arrivato un appello in forma epistolare ai segretari regionali dei partiti alleati affinché usino grande senso di responsabilità nella scelta dei candidati: «In politica, specie per chi chiede di rappresentare gli elettori – ha ricordato -, i diritti arretrano rispetto ai doveri. » un problema di riferimento per un popolo che ha bisogno di tornare a specchiarsi nella sua classe dirigente, senza ombre che ingenerino timori di strane contiguità». Il candidato governatore vuole evitare di trovarsi in compagnia dei cosiddetti «impresentabili». Per questo piazza l’asticella ben oltre le regole di incandidabilità stabilite dalla legge Severino e dal Codice antimafia che, spiega Musumeci, «costituiscono un modello di riferimento imprescindibile, ma non sufficiente sul piano etico». Da qui l’appello ad una selezione che «tenga conto anche dei profili morali e di opportunità».

Polemica tra FdI-An e alfaniani

Intanto, sempre nell’Isola, è polemica tra FdI-An e Ap. Ad innescarl una nota con cui l’europarlamentare Giovanni La Via, che in una fase ha cercato di essere candidato al posto di Musumeci per il centrodestra, ha criticato Giorgia Meloni per aver detto che «in Europa l’Italia non può essere trattata come il Liechtenstein». L’eurodeputato ha creduto fosse giunta l’occasione della vita ed è montato in cattedra per puntualizzare che il paragone era sbagliato dal momento che quel piccolissimo Stato non fa parte della Ue. Voleva essere un gol ma si è rivelato un assist per Sandro Pappalardo, dirigente regionale di FdI-An che non l’ha sprecato: «Se la Meloni avesse citato la repubblica delle banane, La Via avrebbe fatto un comunicato per dire che la repubblica delle banane non esiste?».