Si apre un nuovo processo per la strage di Bologna: su Cavallini si decide il 25

Si apre domani, a Bologna, il nuovo, ennesimo capitolo sulla strage che insanguinò la città il 2 agosto 1980. Alla sbarra, incredibilmente, Gilberto Cavallini, al quale viene imputato il “concorso in strage” sulla base degli stessi, identici elementi probatori in base ai quali – è proprio il caso di dire: il secolo scorso – fu ritenuto reo di “banda armata” e proprio in relazione all’orrendo crimine consumato nel capoluogo emiliano.

Ed è su questo punto che – con una “nota tecnica” redatta dagli avvocati Gabriele Bordoni e Alessandro Pellegrini e allegata alla memoria difensiva – il legale di Cavallini, Mattia Finarelli, richiama l’attenzione dei giudici per ottenere il proscioglimento dell’ex-Nar. Ma Finarelli non ha mancato, nel documento di oltre 70 pagine redatto per fare un po’ d’ordine nella memoria giudiziaria del 2 agosto, di rimarcare, tra i tantissimi altri, anche un ulteriore aspetto che determinerebbe – se si decidesse di aprire il processo e, addirittura, di condannare un domani Cavallini sulla base di questi elementi – l’ulteriore, assurda incongruenza nella ricostruzione storica del 2 agosto. Cavallini, infatti, viene accusato – è bene ripetere: di nuovo, poiché è la stessa imputazione di tanti anni or sono – di aver fornito l’auto con cui il trio Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini avrebbe raggiunto Bologna da Treviso il 2 agosto per collocare la bomba; inoltre, sempre Cavallini avrebbe posseduto la necessaria strumentazione atta a falsificare i documenti d’identità, necessaria agli “autori” della strage per procurarsi carte d’identità utili a mascherare i loro successivi spostamenti. Ora, se Cavallini venisse inchiodato in base a questi precisi elementi a
responsabilità che evidentemente non gli competono, diventerebbe paradossalmente assurda la stessa condanna – e ancor più la motivazione della condanna – di Fioravanti, Mambro e Ciavardini. Come si ricorderà, infatti, per i giudici bolognesi risultò decisiva, ai fini di quel contestatissimo risultato processuale, la testimonianza del pentito Massimo Sparti, al quale gli ex-Nar si sarebbero rivolti il 4 agosto 1980 per ottenere documenti falsi per occultare la vera identità di Francesca Mambro. Ora – sottolinea Finarelli con logica difficilmente superabile -, che senso avrebbe avuto rivolgersi a Sparti, verso il quale Fioravanti nutriva un accertato e profondo disprezzo, per ottenere un qualcosa – documenti falsificati – che potevano essere prodotti dal ben più affidabile Cavallini? Perché mai, insomma, “Giusva” avrebbe dovuto rivolgersi a un infido personaggio come Sparti, recandosi appositamente a Roma, cioè, spostandosi pericolosamente proprio nelle ore immediatamente successive alla strage da Treviso a Roma, per ottenere ciò che aveva a portata di mano e per opera di una amico in Veneto? Domanda retorica, dalla risposta scontata, se non fosse che il Tribunale di Bologna ha abituato l’opinione pubblica, in tema di Stragismo, alle più svariate e laceranti incongruenze. Anche se, da un certo punto di vista, l’eventuale rigetto di questa tesi difensiva potrebbe, di fatto, concedere a tutti i condannati quella possibilità di revisione del processo fin qui negata; portare alla sbarra Cavallini con questi presupposti, infatti, significherebbe inevitabilmente riaprire tutta la questione sulla colpevolezza dei Nar circa la strage e l’esito di un tale processo non sarebbe affatto scontato come negli anni ’80 e ’90.

Il 25 ottobre si decide su Cavallini

Si deciderà il prossimo 25 ottobre il destino giudiziario di Gilberto Cavallini: lo ha deciso nell’udienza di stamane il ‘gup’ Alberto Ziroldi, nell’udienza preliminare in cui, oltre alla costituzione delle parti civili, è stata rigettata un delle tesi della difesa che si oppone al processo, quella secondo la quale i pm avrebbero condotto indagini e prodotto elementi, per altro non nuovi, estranei alle indicazioni ricevute dal ‘gip’. Secondo Ziroldi, infatti, le indicazioni del giudice per le indagini preliminari ai pubblici ministeri non costituirebbero un argine invalicabile dell’attività investigativa che, quindi, può vedere il ‘pm’ spaziare per ogni dove, qualora lo ritenga utile. Da valutare, quindi, resta la questione – non di poco conto – del così detto ‘no bis in idem’, cioè, la valutazione del fatto che Cavallini è già stato giudicato più volte e sotto vari aspetti – e dallo stesso Tribunale di Bologna – per le accuse rinnovate su input dell’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto. Dunque, sulla base delle stesse prove e per gli identici fatti – che, per i magistrati bolognesi configurarono il reato di ‘associazione per banda armata finalizzata all’esecuzione della strage’, con conseguente condanna di Cavallini -, l’ex-Nar dovrebbe oggi rispondere dell’imputazione di ‘concorso in strage’. Tutto apparentemente grottesco, dal punto di vista giuridico, ma la Sinistra bolognese anche oggi ha fatto sfoggio di potenza, presentandosi all’udienza in ranghi compatti, al fianco dei responsabili dell’Associazione familiari, ostentando fasce tricolore e titoli istituzional-amministrativi, nel chiaro intento di esercitare una pressione mediatica che favorisca un risultato diverso da quello che ha già visto arenarsi la prima e principale tranche di questo ennesimo capitolo giudiziario sul 2 agosto (la così detta ‘inchiesta sui mandanti’, per ci la Procura stessa ha chiesto l’archiviazione).