Sergio Romano: Putin non è un dittatore, la russofobia è esagerazione

Vladimir Putin, il nuovo zar della Russia, è un pericolo per gli equilibri mondiali o non piuttosto un fattore di stabilizzazione? Sull’ultimo numero del settimanale Tempi, Salvatore Santangelo gira la domanda a Sergio Romano, che al leader del Cremlino ha dedicato di recente il libro Putin e la ricostruzione della grande Russia (Longanesi). 

“Putin – afferma Sergio Romano – è un nazionalista, con una certa inclinazione all’esercizio autoritario del potere; ma ciò non deve stupire in un paese come la Russia che non si può certo governare senza un centro forte. Nella storia di questo paese-continente non è una novità. Nella costruzione della sua leadership ha avuto il determinante sostegno da parte delle agenzie di intelligence, dai cui ranghi proviene. Comunque siamo in una situazione profondamente diversa dal vecchio regime comunista, a differenza dei cittadini sovietici, i russi possono ora viaggiare e accedere a diverse fonti di informazione”.

Per Sergio Romano non ha senso alimentare la russofobia: “Oggi, soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi dell’Europa orientale è molto facile dipingere la Russia di Putin come una nazione aggressiva e revanscista. E ciò a differenza degli anni del secondo conflitto mondiale quando l’Unione Sovietica di Stalin diede un contributo importante, se non decisivo, alla vittoria sul nazismo. Sinceramente trovo le paure attuali infondate ed esagerate e al contrario non tengono conto che l’allargamento a est della Nato – alleanza politico-militare costituita per fare la guerra – ha di fatto superato non solo la zona d’influenza dell’ex Patto di Varsavia ma gli stessi confini dell’Unione Sovietica con tutto quello che ne consegue. Mi stupisce in particolare l’atteggiamento di alcuni paesi scandinavi che hanno totalmente abbandonato il loro tradizionale neutralismo. Mi riferisco alla Svezia e alla Finlandia. È vero che in un passato (più remoto per la Svezia, più recente per la Finlandia) entrambe hanno combattuto contro la Russia, ma non pensavo che questa eredità storica avesse la capacità di condizionare il loro attuale atteggiamento”.