“Se non firmi, non veniamo”: così Acea continua a sprecare l’acqua

Ci risiamo. I nostri articoli, le denunce ai carabinieri e le decine di telefonate al numero dell’Acea per segnalare le perdite, non sono servite a nulla. Acea continua a non ripararle, pur essendone a conoscenza. Ri-raccontiamo per l’ennesima volta l’allucinante vicenda, che tra l’altro si sta svolgendo proprio nella zona del lago di Bracciano, al centro delle note polemiche. Ecco in breve i fatti: un utente, notando una perdita al contatore, dalla parte di Acea, e non dell’utenza privata, ha telefonato, a fine luglio, al numero che Acea mette a disposizione per questi casi. Arriva dopo qualche giorno la squadra di Acea – o dei suoi appaltatori – e subordina la riparazione della perdita alla firma da parte dell’utente di una “liberatoria” nel caso i tecnici causassero danni nella ripartazione del guasto. Di questo obbligo di firma non c’è traccia nel contratto tra Acea e utenti. Dopo che l’utente ha rifiutato di firmare pretendendo la riparazione della perdita, la squadra di Acea se ne è andata rifiutando di riparare la perdita, perdita che, ripetiamo, causava danno esclusivamente all’Acea. L’utente si è rivolto a un avvocato, il quale ha confermato l’illegalità della richiesta ultimativa. Sono seguite altre 15 chiamate al numero dell’Acea, senza ottenere nulla se non la solita risposta: “Se non firmi, non veniamo”. Inutili le argomentazioni secondo le quali lo spreco di ettolitri d’acqua creava danno a tutta la popolazione, quando sarebbe bastato un intervento di pochi minuti e di pochissimi euro di costo, per evitare lo spreco. Anche il comune dove risiede l’utente ha effettuato la segnalazione, ma inutilmente. Dopo essere stato trattato con ironia e dileggio da parte dei telefonisti dell’Acea, l’utente ha deciso di denunciare la situazione ai carabinieri. È stato anche interessato l’ufficio stampa dell’Acea dal nostro giornale, ma la risposta è stata sempre la stessa: “Se non firmi, non veniamo”. Ovviamente questo strano comportamento ha puntato i riflettori sullo strano comportamento di Acea, e sono stati redatti alcuni articoli su questa allucinante vicenda, che tra l’altro veniva a svolgersi proprio in un difficile momento di approvvigionamento idrico per la zona, col rischio addirittura di razionamenti per alcune zone di Roma. Intanto ettolitri di acqua continuavano e continuano a riversarsi nella strada, nel disinteresse di Acea, che evidentemente non deve rispondere a nessuno per i suoi sprechi. Sono tre mesi che quel contatore perde acqua, e nessuno è riuscito ad avere ragione della burocrazia di Acea, che oltre a danneggiare sé stessa, cosa della quale sembra non importi molto, danneggia anche i cittadini del comprensorio lacustre. Da questo discende una considerazione anche politica: quando un ente si comporta in questo modo, “ricattando” l’utente che pretenda il servizio previsto dal contratto, quando non è possibile parlare con un qualsiasi dirigente, poché i telefonisti rifiutano di fornire i numero o le mail, quando anche l’ufficio stampa dell’ente di rivela inutile e dannoso per l’ente stesso, è evidente che nessuno pagherà per gli ettolitri di acqua sprecati consapevolmente da Acea. Poiché, per la verità, Acea non è l’unica azienda che si comporta in questo modo vessatorio e arrogante con gli utenti, non siamo più in presenza né di democrazia né tantomeno di trasparenza. Ci auguriamo solo che, a fronte probabilmente di migliaia di questi casi, la magistratura si interessi di queste vicende e che qualche parlamentare di buona volontà rivolga un’interrogazione su questo caso. I lettori sappiano però, che come capita per le Ferrovie, Enel, gestori telefonici, nessun dirigente Acea paga o pagherà per le manchevolezze dell’azienda e per i disservizi ai cittadini.