Scoperta a Firenze banca clandestina araba: finanziava trafficanti d’armi

È stato sequestrato un negozio money transfer, in una via del centro storico di Firenze, che celava una vera banca clandestina. Ovviamente non autorizzata, che erogava al pubblico servizi di pagamento, operazioni finanziarie e movimenti di denaro da uno Stato all’altro, tra cui Italia, Emirati Arabi Uniti e Somalia. Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’inchiesta denominata “Broken tank”, che lo scorso 4 ottobre ha portato all’arresto di alcuni cittadini somali sospettati di far parte di un’organizzazione criminale specializzata nel trasferimento di mezzi militari dismessi dall’Italia alla Somalia, senza rimuovere le dotazioni belliche. Il gip del Tribunale di Firenze, Mario Profeta, ha convalidato il sequestro preventivo d’urgenza del money transfer disposto dal pm della Procura fiorentina, Giuseppina Mione, eseguito durante le perquisizioni condotte dalla polizia stradale.

Traffici criminali dall’Italia a Dubai

Secondo gli investigatori, il money transfer utilizzava il metodo arabo Hawala, informale e non regolamentato in Italia, alla cui base c’è una rete finanziaria clandestina che sfugge ai controlli delle authority statali. Dal negozio di Firenze sarebbero state movimentate ingenti somme di denaro tramite il sistema Hawala avvalendosi, tra l’altro, dell’operatore Taaj Service, un presunto intermediario finanziario sconosciuto agli albi ed agli elenchi della vigilanza della Banca d’Italia ma di cui gli investigatori hanno rintracciato due probabili indirizzi in Svezia e in Canada. Un cittadino somalo, 41 anni, residente a Firenze, è stato accusato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria ai sensi del testo unico bancario con l’aggravante della transnazionalità, poichè l’attività illecita, sottolinea il gip nell’ordinanza, è «riferibile a un gruppo criminale organizzato impegnato in attività delittuose in più Stati».

Banca clandestina in Italia: la legge è lacunosa

A proposito di Money trasfer e finanziamento del terrorismo, secondo Claudio Clemente, direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif), la legge è lacunosa. In audizione nel marzo 2016 alla Commissione finanza della Camera, Clemente ha spiegato che «l’attuale quadro normativo non favorisce una adeguata conoscenza su tutti gli operatori del comparto e, in particolare quelli esteri, che costituiscono la gran parte del mercato».