Sarà la voglia di Prima Repubblica a salvare l’Italia?

In un quadro politico dove ormai le forze populiste ed antieuropeiste, allargano sempre più il proprio raggio di consensi, l’unica soluzione credibile per l’Italia, sarà quella di tornare agli schemi della Prima Repubblica?

In questi giorni si sta discutendo di una nuova possibile legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum 2.0. Il Rosatellum bis prevede un misto di maggioritario e di proporzionale con una netta prevalenza di quest’ultimo, infatti il 34% dei seggi circa verrebbe attribuito tramite collegi uninominali, dove vince solo quello che riceve più consensi nel collegio, mentre il restante 66% tramite un proporzionale con piccole liste bloccate e soglia di sbarramento al 3 per cento.

Oggi più di ieri, per arginare le forze populiste come la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, è necessario che le storiche e vecchie culture novecentesche, ovvero quelle che fanno riferimento ai Popolari e ai Socialisti europei, decidano di incontrarsi, come già avviene da anni in diversi Stati europei. Seppur ridimensionato nei consensi, il Pd potrebbe svolgere il ruolo storico e centrale della ormai defunta Democrazia Cristiana, un partito che nonostante il forte vento di antipolitica, riesce ancora, grazie forse al forte radicamento territoriale, a mantenere una certa base di consensi. Forza Italia con un valore circa del 15% andrebbe a svolgere il ruolo del Partito Socialista, che fu dell’allora leader e amico dell’ex presidente del consiglio Berlusconi, Bettino Craxi.

Altra gamba di questo nuovo governo dovrebbe essere l’area moderata dei centristi, forse i più democristiani fra quelli già citati. Un’area moderata e popolare che vada dall’Udc di Cesa, a Scelta Civica di Zanetti, comprendendo Direzione Italia di Fitto, Idea di Quagliariello, Fare di Tosi, Centristi per l’Europa di Casini, Alternativa Popolare di Lupi e gli ex Verdiniani.

C’è però da fare un’importante considerazione, la politica italiana è affetta da un grosso male, un male forse incurabile, che è quello del partito personale del leader.

I leader ormai decidono tutto, non c’è confronto con la base; la maggior parte dei partiti o movimenti non hanno una struttura sul territorio, non c’è formazione politica per i giovani, non c’è discussione di pensiero tra i più grandi di uno stesso movimento. A volte la linea politica di un partito, su alcuni temi, cambia addirittura due-tre volte al giorno. Ma lo scenario politico non può più andare avanti così.

Nonostante questo, in Italia c’è voglia di politica, la buona politica, la politica del pensiero, del confronto delle idee.

Ma tutto questo però sarà possibile solo se, i partiti, i movimenti politici e le associazioni, ricominceranno ad organizzarsi e a creare momenti di confronto, mettendo da parte i personalismi e le ambizioni personali, perché la politica è di tutti e deve coinvolgere tutti.