Russiagate, la Casa Bianca respinge le accuse: ridicole, non c’è alcuna prova

Russiagate, la Casa Bianca respinge al mittente le accuse contro l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, e il suo socio Rick Gates: «Non hanno niente a che fare con il presidente, con la presidenza e con la campagna elettorale». Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, che poi ha anche aggiunto: «Abbiamo detto dal primo momento che non ci sono segnali di collusione e le incriminazioni di oggi non cambiano questo fatto», ha aggiunto.

Russiagate, la Casa Bianca respinge le accuse

Non solo: la portavoce ha anche minimizzato il ruolo dell’ex consulente George Papadopolous, ex collaboratore volontario della campagna di Trump che si è dichiarato colpevole per aver reso false dichiarazioni all’Fbi. Ha anche accusato il consulente per la politica estera che si è dichiarato colpevole di mentire sui suoi contatti con i russi, sottolineando che l’aiutante era un «volontario» non uno staff di campagna, e che il suo percorso non è stato condotto in una carica ufficiale per la campagna. Intanto si apprende che sono rispettivamente da dieci e cinque milioni di dollari le cauzioni fissate per Paul Manafort e Rick Gates, incriminati oggi nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate e per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Washington, «Manafort non ha agito in collusione con Mosca»

Oggi, allora, i media americani aggiornano l’intricata vicenda alla replica presidenziale che ribadisce: «Accuse ridicole, non c’è alcuna prova di collusione con i russi». Poi, l’avvocato di Paul Manafort, ex manager della campagna di Donald Trump al centro dell’inchiesta del Russiagate, rincara la dose e dichiara: «Penso che tutti oggi si sono resi conto che quello che Donald Trump ha detto è corretto; non vi è alcuna prova che Manafort ha agito in collusione con il governo russo», ha detto l’avvocato Kevin Downing ai giornalisti fuori dal tribunale. E questo, al momento, è l’ultimo aggiornamento sul caso.