Rosatellum bis, spunta l’ipotesi fiducia. La Meloni: «Indegno scandalo»

Approda domani in aula alla Camera il testo della nuova proposta di legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis, licenziato giovedì scorso dalla  commissione Affari costituzionali con il voto favorevole di Pd, Ap, Fi e Lega Nord. Montecitorio è il test decisivo per il destino della nuovo sistema di voto. Il regolamento della Camera, infatti, prevede la possibilità del voto segreto e più d’un osservatore è pronto a scommettere che non sarebbero pochi i possibili franchi tiratori pronti ad impallinarlo.

Il Rosatellum bis domani in aula a Montecitorio

Dovesse succedere, al Parlamento non resterebbe che rinculare sul cosiddetto Consultellum, la norma ritagliata dalla doppia sentenza della Corte Costituzionale (la prima sul Porcellum, la seconda sull’Italicum). La differenza tra le due leggi non è irrilevante: il Rosatellum bis è basato per un quarto su collegi uninominali di coalizione e per i restanti tre quarti su liste corte e bloccate mentre quello sfornato dalla Consulta prevede le preferenze. Scontato, quindi, chi sente in bilico la propria candidatura potrebbe farsi tentare dall’idea di affossare la legge. Un pericolo ben presente al Pd, tanto è vero che non è un mistero l’eventualità di un ricorso al voto di fiducia.Al momento è solo un’ipotesi remora.

Di Maio: «Vogliono favorire l’inciucio Pd-Fi» 

Ma già capace di scatenare polemiche. Il più tempestivo altolà alla fiducia è arrivato da Giorgia Meloni, la sola leader del entrodestra contraria al Rosatellum bis. E ora è la più attiva nel denunciare quello che, ove mai la fiducia fosse posta, ha immediatamente bollato come  «indegno scandalo». Se fosse vero, ha avvertito la Meloni, «FdI-An non resterebbe a guardare». Ed in effetti, sottolinea ancora, «non è mai accaduto che un governo imponesse al Parlamento, con il voto di fiducia, le regole alla base del confronto democratico». Ancora più grave, è la conclusione della Meloni, «è che a farlo sarebbe un governo eterodiretto, figlio di una sconfitta referendaria, nato contro il potere degli italiani da un accordo di palazzo». Sulle barricate anche il M5S: «L’intento della legge – dice il coordinatore Luigi Di Maio – è farci piombare nel caos subito dopo il voto, per non garantire alcuna governabilità del Paese e favorire l’inciucio Berlusconi-Renzi. Un patto già siglato. È bene che gli elettori sappiano che, se passerà la legge, un voto a Renzi sarà un voto a Berlusconi e viceversa».