Ripubblicato il libro di Accame su Pound: il “pazzo” che vedeva lungo

Ezra Pound economista è uno di quei libri destinati a non tramontare. Giano Accame lo scrisse nel 1995 per le edizioni Settimo Sigillo e, poco più di un ventennio dopo, è arrivata la nuova edizione a cura di Passaggio al Bosco, impreziosita dalla bella prefazione di Adriano Scianca, che al poeta americano aveva già dedicato il suo saggio Ezra fa surf. Ma in questi vent’anni il mondo è cambiato: la velocità dei mutamenti sociali, economici e culturali è stata impressionante. L’evanescenza dei capitali, la digitalizzazione delle comunicazioni e la liquidità dei processi decisionali, innescati su scala globale, hanno imposto l’avvento di un’economia finanziaria che risponde a logiche totalmente avulse dalla realtà. Ma, leggendo tra le pieghe del pensiero economico poundiano, certe derive sembrano essere state ampiamente previste: l’insistenza sullo strapotere bancario, già evidente nell’America degli anni Trenta, convinse il poeta a compiere una scelta di campo, prendendo una posizione chiara nella “lotta contro le plutocrazie”. Una scelta che pagò cara, finendo nelle gabbie di Coltano e al Saint Elizabeth Hospital di Washington, il manicomio nel quale venne rinchiuso per 12 anni. Il libro di Accame ripercorre le tappe del pensiero poundiano, cercando di mettere ordine nel mare magnum degli scritti, delle citazioni e dei lavori del poeta: dai vorticismi dei Cantos all’etica confuciana, dalle teorie sulla moneta agli attacchi frontali alla Banca d’Inghilterra, dai rimandi anti-usura presenti nei grandi classici della letteratura mondiale allo studio della storia antica. Pound si manifestò come un fiume in piena, lucidissimo e profetico: teorizzò il “tempo libero dall’ansia” con mezzo secolo di anticipo rispetto ai teorici della decrescita, dimostrando di concepire il meccanismo economico come strumento al servizio dell’uomo e non come fine dell’esistenza, nel solco di una solidarietà affatto caritativa e del tutto inserita in un nuovo modello di società, dove il lavoro si armonizzava alla vita senza subordinarsi al profitto. Nel suo celebre canto XLV, intitolato Con usura, Pound offre un messaggio eterno, che sembra essere stato scritto all’alba del terzo millennio: perfino il New York Times, nel 2008, lo aveva citato in occasione della crisi dei mutui subprime. Nella prefazione alla nuova edizione Adriano Scianca scrive: “Questa bolla, scoppiata all’improvviso, aveva posto all’attenzione del mondo un tema cruciale: quella della creazione del denaro dal nulla attraverso i diabolici meccanismi bancari che avevano permesso agli istituti di credito di sganciare completamente l’economia finanziaria dall’economia reale. Un problema centrale, ma su cui le principali scuole politiche ed economiche in voga, liberali e post-liberali, marxiste e post-marxiste, erano rimaste senza parole. Solo Pound aveva capito. Solo Pound sapeva”. Un “pazzo” che ci aveva visto lungo, prefigurando scenari e anticipando tendenze, con la schiettezza di chi parlava d’economia senza fumose divagazioni, coi piedi per terra e con lo sguardo al futuro. Ezra Pound economista ha il pregio di dare forma a questo pensiero, trasferendolo in una dimensione organica che lascia trasparire una indubbia coerenza d’insieme, la stessa coerenza che il poeta ha dimostrato sul campo, assumendosi le proprie responsabilità. Anche in questo, il libro di Accame, risulta prezioso: perché ci racconta il Pound vero, quello scomodo e inviso ai custodi delle verità assoluta, quello non edulcorato dalle accademie del “politicamente corretto” e delle riabilitazioni annacquate, quello che viene dichiarato “pazzo” perché “in quale altro posto si poteva vivere in America?”. Quello che ci ha insegnato che “se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”.