Referendum, Urzì: «Pd a due facce. In Alto Adige ambiguo con i secessionisti»

«Votare un articolo della Costituzione è legittimo». Ad affermarlo è Alessandro Urzì, consigliere della provincia di Bolzano e della regione Trentino Alto Adige con il movimento Centrodestra – L’Alto Adige nel Cuore.

Veneto e Lombardia chiedono più autonomia, ovvero più soldi da tenere al nord. La solidarietà nazionale cede il passo agli interessi particolari, qualcuno li definisce gli egoismi locali. La richiesta è legittimata dal referendum consultivo di domenica. Che idea si è fatto?

Il risultato va rispettato. Piuttosto bisognerebbe, in senso critico, risalire a chi spetta questa possibilità di stabilire che l’Italia può essere a regioni con poteri e funzioni differenziate. Il che può premiare il virtuosismo di alcune, ma qualche riflessione sull’unitarietà del Paese la pone. L’entusiasmo autonomistico generalmente produce sempre maggiori richieste di spazi di autodeterminazione. Se tutto si pone in una cornice di forte unità nazionale, per esempio nella cornice di una Repubblica presidenziale, il tema non si pone, se il contrappeso non c’è il discorso invece può cambiare.

Faccia un esempio

Quello che sta avvenendo a Bolzano, dove si confonde l’autonomia con l’indipendenza. L’appartenenza all’Italia non è messa in discussione da alcune competenze amministrative delegate dallo Stato alle Regioni e anzi il regionalismo, premiando l’efficenza, deve porsi come obiettivo proprio quello di esportare modelli di efficienza in grado di funzionare da nord a sud, ma come detto, in un quadro nazionale certo e forte. Mi chiedo: lo abbiamo?

In campagna elettorale per il Sì il Trentino Alto Adige è stato utilizzato spesso come esempio da seguire. Quello altoatesino è davvero un modello di autonomia che può essere replicato nelle altre Regioni?

La nostra Regione gode di uno status di autonomia speciale per una serie di motivi di origine storico culturale e linguistico (i due terzi della popolazione in Alto Adige è di lingua tedesca) ancor prima che di origine economica. Per questo motivo ritengo che sia fuori luogo portare il nostro modello come esempio applicabile ovunque. Buona amministrazione certamente ne viene prodotta. Ma nel nostro caso l’autonomia spesso è una maschera utilizzata per arrivare a chiedere di più, la stessa l’indipendenza, alla catalana. Tentazioni secessioniste contenute a fatica. Spero che Veneto e Lombardia abbiano un altro modello in testa, quello del buon governo e del centro delle responsabilità più vicino ai cittadini. Che non è il considerarsi sempre terzi rispetto all’Italia della Svp, con la succube connivenza del Pd a Bolzano.

Quindi mentre alcune Regioni chiedono autonomia il Trentino Alto Adige lavora per una riforma dello Statuto in direzione secessionista. Questo non significa spaccare l’unità nazionale?

“La provincia di Bolzano ha attivato un percorso di revisione dello Statuto di autonomia che prevede la scomparsa della regione Trentino Alto Adige, l’indipendenza da Roma rispetto ai rapporti internazionali, la scomparsa del commissario di Governo, una Corte Costituzionale de facto altoatesina, si dice che la Costituzione non deve essere un freno alle pulsioni particolariste, una forte autodeterminazione nelle politiche europee e tutta una serie di competenze che renderebbero le province di Trento e Bolzano anche sul piano fiscale due stati-regione. Pensi che in questi mesi è stata avanzata anche richiesta di istituire una lega calcio altoatesina con una nazionale dell’Alto Adige. Una follia”.

La provincia di Bolzano ha anche tentato più volte la strada del referendum popolare per intraprendere un percorso simile a quanto avvenuto in Catalogna. E’ così?

Il referendum catalano ha riproposto le squallide immagini dei secessionisti in salsa tirolese che, sfruttando tutti gli spazi istituzionali concessi dalla provincia di Bolzano, si sono avventati come sciacalli per strumentalizzare a loro favore quanto successo a Barcellona. Da noi la Svp, alleata e amica del Partito Democratico, dà segnali contraddittori: da un lato dice che la secessione catalana è una forzatura dall’altra sostiene la Catalogna nelle sue rivendicazioni estreme nel confronto con lo Stato.

Eppure ieri il sottosegretario agli affari regionali del Pd, Gianclaudio Bressa, ha definito le richieste del Veneto contro l’unità nazionale ma a Bolzano la Svp governa col Pd.

Che a definire l’autonomia speciale un attentato all’indivisibilità della Repubblica sia un deputato e membro del governo del Pd come Bressa che è stato eletto, imposto, in Trentino-Alto Adige è davvero sorprendente. Bressa non ha mai speso una sola parola a difesa dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica alla presentazione dei lavori della Convenzione per l’Autonomia che di fatto è un programma di graduale secessione, voluta con una legga proprio del Pd, oltre che della Svp. Tutto questo il Pd e il Governo Gentiloni non l’hanno censurato, sarà perché forse il sottosegretario Bressa si farà eleggere ancora una volta, lui bellunese, alla faccia della libertà di voto degli elettori del Pd, in Trentino-Alto Adige e non nel suo Veneto. Con i voti della Svp in un collegio blindato.

Si sente di lanciare un appello alla politica nazionale e al centrodestra affinchè prenda a cuore la situazione della comunità italiana altoatesina?

Le nostre battaglie per la salvaguardia della toponomastica italiana, con il coinvolgimento delle elité culturali del Paese, hanno dato visibilità ad un problema culturale e politico che affligge la comunità italiana altoatesina. Ma evidentemente non basta. Da uomo di centrodestra faccio appello a tutti i partiti e ai rappresentanti della mia area politica affinchè ci sia una forte presa d’atto di responsabilità nei confronti di migliaia di connazionali che ogni giorno, dalla scuola bilingue a cui difficilmente si accede al lavoro, vivono in una condizione di discriminazione. Alcuni di questi come Giorgia Meloni, che ho incontrato qualche giorno fa, ha riconosciuto l’importanza delle nostre battaglie condividendole e siamo certi che sarà per noi un ottimo punto di riferimento in tutte le battaglie che quotidianamente portiamo avanti. Siamo orgogliosamente italiani e vogliamo che il tricolore continui a sventolare fiero nel pieno rispetto della multiculturalità di queste terre che sono a tutti gli effetti un patrimonio culturale e sociale dell’identità italiana.