Ora Renzi viaggia in incognito per schivare fischi e insulti in stazione

Un viaggio, quello di Renzi a bordo del treno del Pd, partito in pompa magna, con telecamere e paparazzi in stazione, proseguita tra fischi e insulti ad ogni scalo ferroviario, diventata una vera propria via crucis per il segretario dem, ormai atteso in stazione tra striscioni e cartelli che tutto recitano, meno che un “benvenuto”, per essere accolto dalle contestazioni di chiunque: dagli agricoltori ai terremotati, passando per semplici contestatori di strada: tutti uniti in un comune coro di dissenso che in questo tour che avrebbe dovuto essere promozionale è riuscito a mettere d’accordo detrattori, critici e cittadini comuni decisamente arrabbiati. E allora, l’ultimo video postato su Twitter dell’arrivo del convoglio dem a Catanzaro, dove il passeggero illustre è stato accolto al grido di «Buffone, buffone», non fa che confermare una triste verità: quello che avrebbe dovuto essere un mega spot, si è trasformato in un boomerang che colpisce in pieno volto, picchiando pure duro.

Ora Renzi viaggia da clandestino

Ogni tappa, un croce: da Polignano, a Porto San Elpidio, da Reggio Calabria a Catanzaro, in 8 settimane in giro per 107 province e piccoli comuni del Belpaese, a segnare l’itinerario del disastro Italia che in molti addebitano in parte anche alla premiership renziana. E allora, appurato a suon disordini e contestazioni, che ogni arrivo al binario si è fin qui trasformato in un’opportunità di recriminazione da urlare contro l’ennesimo risultato schivato o grossolanamente fallito dal Pd e dal suo segretario, Renzi ha deciso di viaggiare da clandestino, protagonista e vittima di un tour in treno, deragliato sui binari dell’insuccesso, in ritardo su tempi e promesse, ma puntuale nell’incassare polemiche.