Omicidio Fragalà, i testimoni oculari raccontano l’omicidio in diretta

Al processo per l’omicidio di Enzo Fragalà, parlamentare di Alleanza Nazionale e avvocato penalista palermitano ferito a morte il 23 febbraio 2010 da una spedizione punitiva di Cosa nostra e spirato tre giorni dopo all’ospedale civico Di Cristina Benfratelli di Palermo, sfilano i primi testimoni oculari dell’accusa, identificati grazie alle telefonate che fecero ai numeri di emergenza ma grazie, anche, alle telecamere di videosorveglianza che li immortalano. E, in particolare, alcune delle 9 persone che si trovavano lì, in via Nicolò Turrisi, al centro di Palermo, proprio di fronte al Tribunale, quella sera di febbraio di sette anni fa e che videro il killer infierire con un bastone di legno sul deputato di An.

Dopo il conferimento dell’incarico ai tre periti, Fulvio Schimenti, Nino Maio e Pietro La Rocca, che dovranno trascrivere le conversazioni ambientale  telefoniche – 60 i giorni di tempo entro cui dovranno concludere il lavoro –  è toccato ai testimoni Maurizio Cappello e GiovanBattista Bongiorno raccontare ai giudici cosa videro quella sera.

Cappello e Bongiorno erano stati convocati dai giudici della Prima sezione della Corte d’Assise di Palermo assieme agli altri testimoni Gaia AlongiClaudio Crapa e Stefania Glorioso. Ma gli ultimi tre non si sono potuti presentare e saranno riconvocati a brevissimo tempo, già ad iniziare dalla prossima udienza.

Di fronte a una dettagliata planimetria descrittiva proiettata in aula e con la quale la Procura ha illustrato le varie fasi dell‘agguato mortale, il pensionato Maurizio Cappello , ha ripercorso i suoi ricordi di quella sera concitata. E il presidente della prima Corte d’assise di Palerno, Sergio Gulotta, ha poi chiesto di acquisire le dichiarazioni rese agli investigatori da Cappello nell’immediatezza del fatto e anche nei successivi interrogatori.

Cappello, che abita su piazza Emanuele Orlando a pochi passi dal luogo dove è avvenuto l’agguato, stava portando a spasso il proprio cane su via Turrisi, quella sera, così come un altro testimone, il giovane Claudio Crapa. E si ritrovano vicini su via Turrisi proprio mentre a pochi metri da loro si consuma l’agguato mortale. Entrambi, ascoltati, concorderanno su diversi punti: la fisionomia, il comportamento, gli abiti indossati dall’aggressore materiale descritto come un uomo alto, circa 1,80, e con un casco semi integrale senza visiera in testa. Entrambi concordano sul fatto che indossa, fra l’altro, un giubbotto scuro, una specie di bomber.

All’anziano pensionato, chiamato a testimoniare, sono state mostrate le immagini delle telecamere del Banco di Sicilia di piazza Vittorio Emanuele Orlando 5 che lo hanno ripreso mentre sta transitando sulla piazza sulla quale si affaccia sia il Tribunale di Palermo sia le finestre dello studio legale di Enzo Fragalà dal quale il penalista esce ignaro che i suoi killer sono lì sotto ad attenderlo.

«Sono sceso intorno alle 20.30. Intorno alle 20.35 ero all’altezza del bar Sanremo, (che affaccia, appunto, su piazza Emanuele Orlando) poi ho girato andando verso via Turrisi». Cappello passa proprio sotto il tunnel pedonale del palazzo dove si trova il portone dello studio legale Fragalà dal quale, poco prima, è uscito il penalista andando, ignaro, incontro ai suoi killer.

«Ho visto l’aggressione: un uomo alto e robusto colpiva con un bastone di legno lucido un altro uomo. Non c’erano grida, né parole. Mi sono avvicinato e sono arrivato a pochi metri dall’agguato, tanto che l’aggressore mi ha fatto un gesto con la mano come a dire “che vuoi?”. Quando l’uomo alto è fuggito a bordo di un motorino ha sgommato all’altezza della curva e ho sentito cadere il bastone. Tre rimbalzi e poi di nuovo silenzio».

Il testimone si sofferma sull’arma utilizzata dall’aggressore – «un bastone lucido che, forse era il piede di un tavolino» – e sul modo, quasi scientifico, con cui il killer colpisce la sua vittima: «Enzo Fragalà colpito, cadeva per terra. Veniva risollevato “con due dita” dal suo aggressore e veniva di nuovo bastonato, tre, quattro volte». L’assassino colpisce il penalista con una violenza inusitata sulla gamba sinistra, poi sulla testa, sul collo, su entrambe le braccia.

Per il testimone, ascoltato stamattina in udienza, l’aggressore era «robusto ma agile», senza barba né occhiali, sui 35 anni. Ciò che resta impresso nei ricordi dell’anziano pensionato è quella fuga del killer senza fare alcun rumore. Dal che Cappello ne deduce che l’aggressore doveva avere scarpe con la suola di gomma. Poi l’arrivo di altre persone che cercano di soccorrere il parlamentare. E le ultime parole di Enzo Fragalà prima di accasciarsi e perdere conoscenza.

Dal canto suo l’altro testimone, GiovanBattista Bongiorno che le telecamere del negozio “Mail Boxes” riprendono, inizialmente, su via Turrisi dirigersi verso la portineria del civico 38b, ha sostenuto di non aver visto nulla, solo la vittima a terra e di non aver compreso nell’immediatezza cosa stava accadendo. E questo nonostante il pensionato Maurizio Cappello, «un signore con il cagnolino», stesse gesticolando verso di lui cercando di chiamarlo in soccorso.

Sulle immagini delle telecamere che hanno ripreso la scena si vede chiaramente Bongiorno guardare verso il luogo dell’aggressione. Nelle prime testimonianze, invece, aveva raccontato di aver visto una ragazza che si dirigeva verso di lui urlando. Una circostanza che, invece, in aula, dice di non ricordare. Le immagini riprendono Bongiorno assieme a una sua collega della Protezione Civile, la testimone oculare Stefania Glorioso. Interrogata nell’immediatezza la ragazza sostiene di aver visto l’aggressore mentre Bongiorno, che è arrivato prima sul luogo dell’agguato, dice di non aver visto il killer. Una dichiarazione che confligge sia con quanto raccontato dagli altri testimoni, sia  con le immagini delle telecamere che lo riprendono.

Nelle immagini che scorrono si vede arrivare, a un certo punto, su un motorino la testimone oculare Gaia Alongi, vestita di nero. La ragazza, interrogata, racconterà di aver visto l’aggressione e l’aggressore. E di aver detto a Bongiorno, accanto a lei in quel frangente: «vedi anche tu quello che vedo io?». Il pubblico ministero contesta, quindi, in udienza, a Bongiorno la difformità del suo racconto rispetto a quelli di tutti gli altri testimoni e di tutte le immagini riprese dalle telecamere. Bongiorno nega, inizialmente, anche di aver parlato con la testimone Alongi. Poi, di fronte alla contestazione dei magistrati, ammette la circostanza.

La prossima udienza, il 26 ottobre prossimo, saranno sentiti l’avvocato Marzia Fragalà, figlia del penalista ucciso, l’avvocato Loredana Locascio, collaboratore dello studio legale, l’anamopatologo Paolo Procaccianti e la testimone oculare Gaia Alongi.