Non solo Battisti. La sinistra copre anche la latitanza dorata del br Casimirri

C’è voluto un democristiano doc, ex anticomunista ora convertito al verbo del Pd, come Giuseppe Fioroni, per riaprire il vergognoso caso della latitanza dorata, in Nicaragua, dell’ex brigatista rosso Alessio Casimirri, uno dei due terroristi che non hanno mai scontato neanche un giorno per la condanna per la strage di via Fani e il rapimento e l’omicidio Moro. Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio Moro, Fioroni, ha chiesto al governo Gentiloni di intervenire per arrivare all’estradizione dell’ex terrorista, condannato all’ergastolo per la strage di via Fani e l’omicidio di Aldo Moro ma, come l’altro brigatista Alvaro Lojacono, non hanno mai scontato neanche un anno di carcere.

Casimirri e le nuove verità sul suo arresto

Ciò che è più grave è che nelle carte della Commissione d’Inchiesta, come spiega oggi il Corriere della Sera,  risulterebbe che il br fu arrestato nel maggio del 1982, forse poi liberato, nonostante diversi documenti e un’agendina telefonica sequestrati il 3 aprile 1978, durante una perquisizione disposta nell’ambito delle indagini sul rapimento Moro, lo rendessero riconoscibile. Su questo materiale e su quella scheda dove c’è scritto, accanto a una foto segnaletica, “arrestato”, non si è mai indagato. Nel frattempo, “Camillo”, soprannome di Casimirri, se l’è data a gambe levate prima in Francia,poi Cuba, Panama e Nicaragua, dove attualmente risiede e gestisce ristoranti, a Managua.

Casimirri, condannato il 3 giugno 1986 dalla Corte d’Assise di Napoli a cinque anni di reclusione e successivamente, il 12 ottobre 1988, da quella di Roma alla pena dell’ergastolo per l’omicidio Moro, per l’omicidio dei magistrati Palma e Tartaglione e degli agenti di Polizia Mea e Ollanu, morti durante l’assalto alla sede della Dc di Piazza Nicosia, ha trovato in Nicaragua, grazie alla sinistra italiana e alle sue sponde “rivoluzionarie” in centroAmerica, il suo eldorado.

Ora Fioroni chiede al governo di provare ad estradarlo, con una lettera al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e ai ministri Alfano, Minniti e Orlando, in cui, dopo aver espresso apprezzamento per l’azione del governo contro “l’offensiva latitanza di Cesare Battisti”, Fioroni sollecita il più forte impegno al fine di sollevare, nell’ambito dei rapporti con il Nicaragua e con la massima forza, la questione della estradizione o della revoca della cittadinanza a Casimirri.