Nel Pd è lotta di potere tra Gori e Fiano. In nome di Mussolini

È scontro nel Pd su Mussolini, dove due personalità di peso come Emanuele Fiano e Giorgio Gori se le dicono di santa ragione sulla cittadinanza onoraria al Duce in quel di Bergamo.

La fatwa di Fiano respinta da Gori

Ospite di un convegno dell’Anpi bergamasca, Fiano ha lanciato la sua fatwa dicendo che «non mi piace per niente che ci siano ancora delle cittadinanze onorarie a Mussolini, che considero un assassino. Trovo singolare che si mantenga una cittadinanza onoraria per un assassino». A stretto giro è arrivata la risposta del sindaco: «La cittadinanza lasciamola come monito, proporne la cancellazione è un errore che denuncia una mancanza della necessaria distanza dai fatti della storia». 

Lo scontro di potere in Lombardia

Ma la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini potrebbe essere, in realtà, solo il pretesto intorno al quale esplodono tensioni di altra natura, legate, in particolare, a una lotta di potere nel Pd lombardo. Fiano è un potente a livello nazionale e un potentissimo a livello locale: a Milano rappresenta una delle personalità dem più radicate e influenti. Gori, a suo confronto, è una “nuova leva”, il cui peso però continua a crescere, tanto da essere diventato il candidato in pectore all’ambito incarico di governatore della Regione Lombardia. 

Parlare di Mussolini: una soluzione buona per ogni difficoltà 

Non è una novità che Gori sia contrario alla cancellazione della cittadinanza onoraria a Mussolini: il problema si pose già un paio di anni fa e il sindaco chiarì già allora la sua posizione. Ora, è vero che quella di Fiano contro i simboli del fascismo è una missione di vita ed è vero anche che un convegno dell’Anpi a Bergamo è una sede naturale per parlare della cittadinanza onoraria a Mussolini, ma davvero Fiano, per ribadire la sua posizione, aveva bisogno di usare quei toni nei confronti di Gori, che certo non può essere tacciato di nostalgismo o simpatie “improprie”? La domanda quindi è: i dem usano Mussolini (anche) per coprire i loro scontri di potere in Lombardia? In fondo, non sarebbe né la prima né l’ultima volta che il Pd agita l’allarme fascismo per coprire le proprie difficoltà