L’ombra del Blue Whale sul suicidio del tredicenne nella scuola romana

Gli inquirenti lavorano su quell’ipotesi drammatica, inquietante: Blue Whale, il triste “gioco” del suicidio che avrebbe già fatto diverse vittime in tutta Europa. Il ragazzino di 13 anni, suicidatosi ieri nella tromba della scale di una scuola romana, l’Istituto Santa Maria, tra viale Manzoni e via Tasso, nel quartiere Esquilino, avrebbe lasciato alcuni segnali che confermererebbero l’assoluta intenzionalità del suo gesto, un volo da diversi metri davanti agli occhi dei compagni di scuola.

Il ragazzo, studente di scuola media, è deceduto poco dopo nel vicino ospedale San Giovanni, dove era arrivato in codice rosso. Il tredicenne è salito al secondo piano dell’istituto portando con sé una sedia, l’ha sistemata accanto alla tromba delle scale e si è lanciato nel vuoto dopo aver detto “Ciao a tutti“. Le urle dei compagni hanno fatto da sottofondo a quell’assurdo gesto. Nessun motivo apparente, nessuna spiegazione del gesto: elementi che non fanno escludere la possibiltà che quello del ragazzino fosse l’ultimo atto del percorso che il Blue Whale impone a chi decide di iniziare e di completarlo col sacrificio della propria vita.

Blue Whale, il suicidio che arriva dalla Russia

Il “gioco” del Blue Whale è nato in Russia e consiste in un percorso che un ragazzo può compiere assieme al proprio “curatore” fino al suicidio. Il nome Blue Whale prende proprio il nome dal fatto che le balene vanno a spiaggiarsi per morire. I giorni previsti dal percorso di autolesionismo sono 50: il “protagonista” deve dimostrare di poter affrontare senza timore le singole sfide (tagli sugli avambracci, uscite notturne,  prove d coraggio) e il curatore deve verificare che tutto proceda secondo regolamento. Nessuno vince, neanche chi resta in vita, però.