Ridicoli, lo spot della “Dove” non è razzista. Evviva Calimero! (video)

 

Una nuova bufala si aggira per il web. La tempesta sull’azienda Dove, della multinazionale Unilever,che avrebbe realizzato una pubblicità, a detta dei soliti “soloni”, razzista. Ovviamente, guardando la pubblicità nella sua interezza, ci si accorge che di razzista c’è solo l’ottusità dei soliti blogger falliti o giornali – magari scari di vendite – affamati di notorietà che vogliono attirare l’attenzione su di loro. Il video – che riproponiamo – fa vedere una serie di ragazze di diverse etnìe che utilizzano Dove, perché sui adatta a ogni tipo di incarnato. Tutto qui. A sputtanare i sacerdoti – in evidente malafede – del politicamente corretto, giunge la divertita quanto stupita reazione della stessa modella nera che ha lavorato nello spot, tale Lola Ogunyemi, nigeriana cresciuta negli States, che ha dichiarato che la pubblicità è stata interpretata male. Volutamente? Certo che sì. I custodi del pensiero unico attaccano selvaggiamente chiunque non si uniformi a loro. I commenti sulle piattaforme su questa vicenda, firmati soprattutto da donne, sostengono che la pubblicità non sia affatto razzista e che il cui messaggio è solo estetico.

Non c’è solo il profitto, c’è anche la dignità

Ridicolizzati questi faziosi, occorre aggiungere qualcos’altro: ossia che incredibilmente la Dove si è scusata e ha ritirato la pubblicità in questione. Ma non c’era niente di cui scusarsi. Si dirà: “Eh, ma le aziende pensano solo a fare quattrini, che gli frega?”: giusto, ma oltre al profitto esiste anche qualcosa che si chiama dignità, che si chiama coerenza. Se i pubblicitari e il management della Dove non hanno avuto il coraggio di difendere il loro lavoro e le loro idee, allora non valgono nulla, come diceva Ezra Pound. Piegandosi agli isterismi di un pubblico distratto e sobillato dai soliti mestatori d’odio, dimostrano tutti i loro limiti etici. E’ per questo he andrebbero licenziati, non per razzismo. E poi: abbiano sopportato il bianco che lava più bianco del bianco, abbiamo sopportato ho fatto l’amore con Control, abbiamo sopportato le pubblicità-provocazione di Olivero Toscani, e infine, abbiano sopportato la più grande bufala del Terzo Millennio che è quella secondo cui l’olio di palma farebbe male, cosa falsa, e non possiamo sopportare che un sapone vada bene per tutte le carnagioni? E a quelle aziende pavide, come la Barilla, la Colussi e tutte le altre che si sono aggregate come pecore a diktat assurdi di scrivere “Senza olio di palma” sui loro prodotti che magari contengono olii più dannosi dell’olio di palma, preferiamo mille volte la Ferrero, il cui management ha difeso la scelta dell’olio di palma nella Nutella, vera eccellenza italiana insieme alla pizza e alla mozzarella e alla Ferrari, che ha reagito con solidissimi argomenti alla campagna diffamatoria e menzognera sull’olio di palma, il quale, poveretto, non fa certo più male del burro. E le vendite sono salite, dopo il ristabilimento della verità. E a proposito di pubblicità, preferiamo sempre Calimero, il pulcino piccolo e nero che veniva trattato sempre male, a questi nuovi e pericolosi fanatismi che approfittano della superficialità dei consumatori per conseguire i loro scopi politici. Viva Calimero!