Le idee forti del Fuan fanno ancora paura a Fassino “il grissino”

Piero Fassino è oramai un vecchio reduce rottamato. Tipico esemplare, per mentalità e formazione, di funzionario politico del vecchio apparato del Pci, ha attraversato le varie e convulse metamorfosi del partitone rosso fino addirittura alla carica di segretario delle sue ultime versioni ante Pd. Divenuto politicamente obsoleto, era stato parcheggiato sulla poltrona di sindaco di Torino, la sua città, dove intermediava il potere cittadino per conto del gruppo politico-economico-finanziario che gestiva (gestisce) in esclusiva la città.

Personaggio molto volonteroso ma poco brillante, ricorda quei secchioni del liceo che studiavano tutto a memoria, quelli sempre pronti a rispondere alla domande su date e nomi ma che non capivano niente di tutto il resto. Anche per questo la sua carriera è costellata di gaffes maldestre e clamorose. Dall’ormai storica “abbiamo una banca?” dei tempi dei furbetti del quartierino, fino alle più recenti e se possibile ancora più ridicole “Se Grillo vuole fondare un partito lo faccia, vediamo quanti voti prende” e, rivolto alla allora consigliera comunale grillina Appendino, “Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di saper fare e comunque lo decideranno gli elettori”. Che infatti pochi mesi dopo avrebbero deciso di mandarlo a casa senza tanti complimenti per insediare a Palazzo di Città proprio la Appendino (il che per i torinesi non è certo stato un progresso, ma questo è un altro discorso).

Una botta tremenda dalla quale il nostro non si è mai ripreso; prigioniero dei suoi ragionamenti da apparato, l’ha sempre considerata un sopruso inspiegabile, un atto di lesa maestà torinese. Ora Fassino, che evidentemente non impara dagli errori, ci ricasca con tutte le scarpe: impegnato a difendere l’indifendibile Rosatellum dalle critiche del suo concittadino Marco Travaglio, non trova di meglio che accusare quest’ultimo di avere militato del Fuan “Sì, il fronte universitario fascista, Travaglio viene da lì”, ha detto intervenendo ad una trasmissione alla radio. Peccato che Travaglio al Fuan non ci abbia mai messo piede, e che il povero Fassino, minacciato di querela, sia stato costretto ad una precipitosa ed ingloriosa marcia indietro: “Sono stato informato male”.

Ovviamente di quello che Travaglio ha fatto o non ha fatto ce ne frega poco e niente, l’episodio, piuttosto, è sintomatico di come una certa mentalità settaria comunista sia sopravvissuta a tutte le trasformazioni e conversioni del vecchio Pci (altrimenti non si spiegherebbe l’esistenza politica di un Fiano) e di come alla base di certi giudizi che piovono dalle cattedre della sinistra ci siano solo ignoranza, superficialità e disinformazione. Già, perché Fassino, che considera un insulto avere militato nel Fuan, evidentemente ignora che da quel grande laboratorio politico sono usciti personaggi come Paolo Borsellino, già dirigente dell’organizzazione a Palermo che mai rinnegò, in tutta la sua vita, né le idee né l’appartenenza; Mario Sossi, già militante a Genova, che da prigioniero delle brigate rosse si confrontava con i suoi carcerieri; giornalisti come Giuseppe Marra, fondatore della Adnkronos, o Stefano Mensurati, scrittore e giornalista di RAI Uno, Pier Francesco Pingitore, autore teatrale ed animatore del Bagaglino, oltre a centinaia di altri militanti che, formatisi nel fronte universitario missino, non proseguirono l’impegno politico attivo diventando stimati professionisti, magistrati, medici, dirigenti, insegnanti senza mai rinnegare quella esperienza.

Per non parlare, poi, di politici integerrimi come Tomaso Staiti, Luciano Laffranco, Franco Petronio, Angelo Nicosia e molti altri. Piero Fassino, gaffeur seriale, settario e male informato, prima di elargire insulti gratuiti farebbe bene a riflettere sul fatto nel FUAN che tanto disprezza militavano persone come quelle sopra ricordate, mentre le cellule del PCI, di cui lui era dirigente, e della Federazione Giovanile Comunista Torinese, di cui era segretario, hanno prodotto il fior fiore degli assassini di Prima Linea e della locale colonna Brigate Rosse. Visto che di tempo libero ne ha da vendere gli consiglierei una attenta lettura del bel saggio di Alessandro Amorese, “Fuan. Gli studenti nazionali tra piazze e atenei. Dal Guf al ’68” edito da Eclettica. Lo troverebbe sicuramente molto istruttivo, ammesso che sia in grado di capire.