L’addio a Franco Cangini. Il suo ultimo viaggio è in camicia nera

Franco Cangini, già direttore del Resto del Carlino a Bologna e de Il Tempo a Roma, nonché condirettore con Indro Montanelli de Il Giornale, è morto nei giorni scorsi, a 83 anni. Oggi, il figlio Andrea, a sua volta asceso ai vertici del giornalismo italiano, con un articolo sentito e toccante e – per quanto non fosse facile, dati i sentimenti in gioco – mai retorico, confessa ai lettori del Quotidiano nazionale come il padre abbia voluto compiere l’ultimo viaggio in camicia nera. Ora, delle simpatie di destra di Franco Cangini, della giovanile passione missina e dell’amicizia con Pino Romualdi e altri personaggi di spicco del Msi, in particolare nell’ambiente della Fiamma, si è sempre saputo; tanto è vero che il suo praticantato da giornalista lo svolse al Secolo d’italia, portato proprioda Romualdi; però, sorprende comunque la notizia che il noto giornalista abbia chiesto per il suo funerale un sobrio, discretissimo, ma anche chiaro “stile fascista”. Quello, tanto per intenderci, a cui tengono gli ex-combattenti della Rsi. “Ex” a cui non poteva certo appartenere Franco Cangini che, come ricorda il figlio Andrea, nel 1945 aveva solo 10 anni. Allora, perché una richiesta tanto “politicamente scorretta”, soprattutto di questi tempi? Il figlio Andrea  – che sul tema ha annunciato l’apertura di un dibattito culturale sulle pagine di Qn – sottolinea come la fede del padre più che fascista in senso stretto, fosse in quella idea di Patria – libera, indipendente, fiduciosa in se stessa – che il Fascismo, nel bene e nel male, incarnò. In quell’idea di Patria che, contrariamente a ciò che si va affermando in questi ultimi anni di rigurgiti resistenzialistici a dir poco ossessivi, morì l’8 settembre del 1943, in quel tragico “carnevale” – in senso autentico, di ribaltamento di tutti i valori – che vide, sono parole di Andrea, «i nemici diventare amici e gli amici nemici», in una disperata corsa verso una “salvezza” priva di qualsiasi dignità. Un evento – quello grottesco dell’armistizio badogliano -, di fronte al quale il “bambino” Franco Cangini – al pari di tanti altri ragazzi come lui e con lui e dopo di lui – decise di caricarsi sulle spalle «l’onore della Nazione», vestendo idealmente quella camicia nera che, evidentemente, non smise più d’indossare sotto gli abiti borghesi del galantuomo e del grande professionista dell’informazione che fu, come tutti hanno riconosciuto proprio nel giorno della scomparsa. Non un gesto nostalgico, dunque, ma di testimonianza, anzi, di Volontà, con la maiuscola: la Volontà di credere in un’Italia più orgogliosa; più affezionata alla sue antiche tradizioni; all’altezza della sua plurimillenaria civiltà; in una parola, più grande di quella che – al netto di un sistema politico e istituzionale certamente preferibile a quello dittatoriale – si era smodatamente spogliata, appunto, della camicia nera con cui Franco Cangini ha deciso di essere seppellito.