La Russa boccia la legge elettorale: «È a misura dei partiti, non dei cittadini»

Il primo scoglio è superato. Ma è il secondo – l’assemblea di Montecitorio – a fare paura. E da quell’aula, infatti, che il Rosatellum bis, la nuova legge elettorale appena sfornata dalla commissione Affari costituzionali della Camera, dovrà provare a uscire indenne confermando la robustezza dell’intesa a quattro (Pd, Forza Italia, Lega Nord e Ap). Sulla carta non ci dovrebbero essere problemi, ma sul testo incombono una novantina di voti segreti e, si sa, niente più e meglio della materia elettorale riesce ad arruolare volontari per l’esercito dei franchi tiratori.

«Sottrae al popolo il potere di scegliere» 

Comunque sia, il dibattito in corso lascia capire che l’aula di Montecitorio non stenderà tappeti rossi al passaggio del Rosatellum bis. Le polemiche attraversano le stesse coalizioni. Fdi-An, ad esempio ha votato no perché, ha spiegato Ignazio La Russa «accanto a norme condivisibili, la legge elettorale ha inserito due enormi macigni: l’assenza di un premio di maggioranza che consenta ai cittadini di scegliere veramente il governo e le liste bloccate, cioè l’assenza delle preferenze, che sottraggono  ai cittadini il diritto di scegliere per consegnarlo ai partiti». Per La Russa, così com’è congegnata, la legge elettorale «sembra fatta apposta per aprire la strada a una cosiddetta ”grosse coalition” (che potremmo chiamare inciucio) grazie anche a parlamentari ”obbedienti” scelti dai partiti e non dagli elettori’». 

Legge elettorale, ipotesi fiducia per paura dei voti segreti 

Contro il «Parlamento dei nominati» si scaglia anche il M5S. Tutt’altra musica suonano invece i fautori della nuova legge elettorale. Per il relatore Emanuele Fiano, del Pd, il testo approvato rappresenta «un serio passo avanti». Tre, a suo giudizio, le novità positive: armonizzazione delle modalità di voto tra Camera e Senato, sollecitazione alle forze politiche ad allearsi, lo stretto rapporto con gli eletti attraverso i collegi uninominali e le liste molto piccole di quelli plurinominali. «Come relatore – ha concluso Fiano – esprimo la mia soddisfazione su questo risultato, fiducioso che i prossimi passaggi ci consegneranno finalmente la nuova legge». Ma se così non dovesse essere, fanno trapelare dalla maggioranza, resta sempre il ricorso al voto di fiducia. «Se lo faranno – avverte dal Mdp il capogruppo Francesco Laforgia – porteremo in piazza l’Italia democratica».