«La Bce frena la crescita». Incredibile, pure Gentiloni s’iscrive ai populisti

Da premier freddo e distaccato a Paolo il caldo. Ci vorrebbe la penna di Ovidio per celebrare la metamorfosi di Gentiloni, giunto persino ad attaccare la «tecnocrazia europea» dopo aver per ben due volte fatto richiedere dal suo governo l’apposizione della questione di fiducia su un provvedimento – la legge elettorale – sulla quale il governo c’entrava come i cavoli a merenda. Ma tant’è: il Pd ormai naviga a vista e Renzi prende quello può senza preoccuparsi più di tanto se nella cupio dissolvi del suo partito trascina anche personalità e figure rimaste finora fuori dalla mischia.

Gentiloni va da Vespa e attacca «la tecnocrazia europea»

E per un Piero Grasso, che dal partito se n’è andato sbattendo la porta, c’è appunto un Gentiloni con elmetto e tuta mimetica pronto ad immolarsi per l’amico Matteo. Ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere: Renzi s’inventa una mozione contro la Banca d’Italia nel tentativo di far dimenticare Banca Etruria e il papà della Boschi lasciando solo Gentiloni a difendere il governatore Visco. E ora Gentiloni, che forse della solitudine ha paura va da Bruno Vespa per presentare il suo libro Soli al comando e da lì spara a zero contro la Bce di Mario Draghi. C’è da chiedersi se realmente pensano che gli italiani abbiano l’anello al naso e la sveglia al collo e li salvino, grazie a queste trovate estemporanee, dal naufragio elettorale. Se è così stanno freschi. Deve averlo pensato anche Vespa quando, alla domanda se le pressioni sui crediti deteriorati delle nostre banche siano una manovra dei tedeschi per metterci in difficoltà, si è sentito rispondere che «i tedeschi non c’entrano». C’entrano, invece, «alcune tecnocrazie europee» definite «miopi rispetto alla realtà».

«Con il rating non si mangia»

L’avesse detto Giorgia Meloni, ne sarebbe nata una polemica. E non è finita: «Il mantra della tecnocrazia europea – ha infatti continuato Gentiloni – è la prevenzione dei rischi, l’angoscia degli accantonamenti. Non possiamo perciò accettare misure che rischierebbero di deprimere la crescita». Ma è sui parametri che misurano la che Gentiloni ha pronunciato parole che manderebbero in solluchero ogni populista degno di questo (per loro) epiteto: «Con il rating non si mangia». Giusto, resta solo da chiedersi perché non lui e Renzi non l’abbiano detto prima.