Iraq, i terroristi Isis si arrendono: per cento dollari al mese non vale la pena

Sono più di un migliaio i terroristi dell’Isis che dalla scorsa domenica si sono arresi in massa alle forze della sicurezza irachena, che in 15 giorni hanno ripreso il controllo di Hawija. Lo riferiscono fonti dell’intelligence curda, affermando che invece di scegliere il martirio, questi miliziani si sono volontariamente consegnati alle autorità curde del nord dell’Iraq per essere interrogati. Per un gruppo estremista che ha basato la sua reputazione sulla ferocia, con miliziani sempre pronti al suicidio piuttosto che alla resa, la caduta di Hawija rappresenta un punto di svolta, scrive il New York Times. Nella battaglia durata nove mesi per liberare Mosul, seconda città irachena per importanza, il numero dei terroristi che si sono arresi era relativamente scarso, in confronto. Poi, in soli undici giorni, è caduta Tal Afar, dove sono stati circa 500 i jihadisti che si sono arresi. Da quello che emerge dagli interrogatori, molti terroristi ovviamente hanno sostenuto di non avere un ruolo di combattimento nell’Isis, ma di essere semplici cuochi o impiegati amministrativi. Molti hanno anche detto di essere entrati a far parte dell’Isis solo da un mese o due, tanto che l’intelligence curda sospetta che siano stati istruiti a fornire la stessa versione. Inoltre la maggior parte dei detenuti racconta di non aver mai visto una decapitazione a Hawija, mentre molti video girati nella città sunnita del nord dell’Iraq testimoniano uccisioni orribili, soprattutto di prigionieri curdi. Ma uno di loro, che ha ammesso di aver combattuto per due anni tra le fila dell’Isis insieme ad alcuni familiari, racconta di averlo fatto per credo nella causa jihadista, per vendicare la morte del fratello maggiore ucciso e per lo stipendio di cento dollari al mese.