Iraq, nuovo allarme dal fronte curdo: in corso manovre militari di Baghdad a Kirkuk

Solo fino a 24 ore si parlava di una sorta di tregua, di un teorico patto di non belligeranza tra Baghdad e il Kurdistan iracheno; oggi, invece, sembra che le forze dell’esercito centrale stiano preparando un’operazione per riprendere il controllo dei giacimenti petroliferi nella regione di Kirkuk, contesa tra Erbil e Baghdad. A sostenerlo, il governo regionale del Kurdistan iracheno, che torna a lanciare l’allarme dopo che due giorni fa aveva annunciato il “pericolo” di un’offensiva delle forze governative e delle forze paramilitari irachene nell’area e che, ieri, si era tornato a parlare di una tregua “armata”. In un tweet pubblicato nella notte Hemin Hawrami, consigliere del leader curdo Massoud Barzani, parla di «informazioni sul massiccio dispiegamento» di miliziani delle Unità di mobilitazione popolare (Hashd al-Shaabi) nelle zone di Bashir e Taz, a sud di Kirkuk. Di più: secondo Hawrami, «stanno pianificando un attacco» contro le aree controllate dai peshmerga e i «pozzi petroliferi».

Iraq, allarmante concentrazione di militari iracheni sul fronte curdo

Il consigliere di Barzani pubblica alcune foto, parla anche del coinvolgimento nell’operazione della polizia federale irachena e annuncia il dispiegamento di unità dei peshmerga «pronti a rispondere a eventuali attacchi militari». Le autorità curde fanno appello alla comunità internazionale affinché intervenga, e chiedono al premier iracheno Haider al-Abadi di ordinare il ritiro delle forze. «Siamo allarmati per la significativa concentrazione di militari iracheni e miliziani delle forze Hashd al-Shaabi a Bashir e Taz, a sud di Kirkuk», afferma in un tweet anche il Consiglio di sicurezza del Kurdistan, che riferisce della presenza di «tank, artiglieria pesante, Humvees e mortai». Secondo le autorità curde, le forze irachene «si trovano a circa tre chilometri dalla linea del fronte dei peshmerga» e «informazioni di intelligence indicano che sono intenzionate a prendere il controllo dei campi petroliferi, di un aeroporto e di una base militare».

Iraq, nel mirino di Baghdad i campi petroliferi e le basi militari dei curdi?

Solo ieri, come si diceva in apertura, il premier iracheno smentiva le notizie sui preparativi in vista di un’offensiva. L’esercito iracheno «non dichiarerà guerra ai curdi», aveva confermato Abadi, che è anche comandante in capo delle forze irachene. «Non useremo il nostro esercito contro il nostro popolo», sottolineava appena 24 ore fa il premier, insistendo sulla necessità di «preservare l’unità del Paese e far rispettare la Costituzione». E poi? Quel che è certo, al momento, è che dal referendum del 25 settembre sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, che ha visto il trionfo del “sì”, Baghdad ha adottato una serie di misure nei confronti di Erbil, che prevedono tra l’altro la sospensione dei collegamenti aerei internazionali. Il governo iracheno non riconosce la legittimità del referendum e chiede l’annullamento del risultato della consultazione prima di avviare il dialogo con Erbil. Dialogo che sembra complicare le sue premesse ad ogni ora che passa.