Intralciò lo sgombero dei migranti: denunciata la figlia di Padoan (video)

Un foglio di via è stato emesso dalla Questura di Reggio Calabria nei confronti di Veronica Padoan, figlia del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Da tempo impegnata in favore dei lavoratori immigrati, la figlia del ministro, a quanto si apprende da fonti investigative, è stata anche denunciata, insieme ad altri attivisti, per associazione semplice finalizzata all’istigazione alla violazione delle leggi. I provvedimenti si riferiscono a quanto avvenuto nello scorso mese di agosto a San Ferdinando, quando alcuni volontari dell’associazione “Campagne in lotta” tentarono di impedire lo sgombero di una baraccopoli occupata da alcuni migranti e il loro trasferimento presso altra struttura.

Foglio di via della Questura di Reggio Calabria

La figlia del ministro è stata denunciata per associazione semplice finalizzata all’istigazione della violazione delle leggi. «Le posizioni dei soggetti che hanno intralciato e ostacolato il libero trasferimento dei migranti usando la forza di intimidazione – aveva detto quel giorno il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi – sono in corso di valutazione da parte delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria». Oggi è arrivato il provvedimento. 

Quando Veronica Padoan contestò il collega di papà

Nell’estate del 2016 la rampolla del ministro dell’economia, era scesa in piazza a Foggia con tanto di megafono manifestando contro la visita di un collega di suo padre, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Anche in quel caso la protesta nasceva per perorare la causa degli  immigrati. Veronica Padoan è ricercatrice presso l’Ires, l’istituto di ricerche economico-sociali della Cgil, e da anni si occupa di tematiche legate all’immigrazione e al mercato del lavoro.
«Ha collaborato con numerosi istituti di ricerca e istituzioni», si legge in un suo curriculum vitae ancora reperibile in Rete, pubblicato da Social Europe, una casa editrice digitale londinese, «tra cui l’Anci, l’ufficio statistico del Comune di Roma, l’Iprs (Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali) e l’Osservatorio sull’immigrazione dell’Ires».