In vista delle elezioni politiche, dove vuole andare il centrodestra?

L’antipolitica oggi è di moda. Facile cavalcarne l’onda, più o meno lunga, denunciando i costi del “sistema”, la corruzione dei partiti, l’inefficienza delle istituzioni. Facile soprattutto mettere in fila le contraddizioni di chi parla bene, ma razzola malissimo, professando l’uguaglianza, ma sguazzando tra i privilegi della propria “casta”; invocando i valori morali, ma dando pessimi esempi personali e familiari; dichiarandosi rispettoso del volere dei cittadini-elettori, ma dimostrandosi pronto a tradirne il mandato, passando a cuore leggero da uno schieramento all’altro o magari dando vita a nuovi partitelli. Più complicato è trovare soluzioni credibili, in grado di dare un nuovo senso alla politica, vista come arte del governo (c’è da augurarsi “buono”), ma anche come essenziale momento di partecipazione della gente alla gestione della “cosa pubblica”.

Chiediamoci: di cosa ha bisogno oggi la Politica per uscire fuori dalla palude in cui pare essersi impantanata? Di “valori” da sbandierare ogni cinque minuti? Di “faziosità” a buon mercato, giusto per fare la faccia feroce in pubblico, salvo poi scendere a patti in privato? Di buoni programmi, dei quali, in verità sono pieni gli scaffali? Proviamo – da parte nostra – a rispondere, invitando ciascuno a fare altrettanto.

Minimo comune denominatore crediamo sia quello dell’esempio: per passare dai “valori” sbandierati ad una nuova etica del comportamento; per rompere con la “faziosità” di facciata e impegnarsi nel dare concretezza e serietà alle proprie scelte; per dare forma e sostanza alle idee. Di buoni propositi siamo insomma tutti un po’ tutti stufi, quanto poi siamo costretti a prendere atto che sono gli interessi personali e di gruppo a dare la linea e ad orientare le scelte. E sempre più spesso l’interesse è l’espressione della natura animale dell’uomo, il guardare al suo piccolo orticello, invece che rappresentare aspettative, speranze, risposte più ampie e generali. Di buoni esempi abbiamo allora tutti bisogno. Di esempi politici e personali, che riportino in primo piano il rigore, la voglia di cambiare, l’impegno a rappresentare idee e programmi concreti.

A un centrodestra che sembra avere – alla vigilia delle ormai prossime elezioni politiche – il vento in poppa, questo ci sentiamo, in premessa, di chiedere: programmi chiari ed impegnativi, sostenuti da un ceto politico rinnovato, espressione dei territori, del radicamento politico, degli interessi reali della gente. Per dire basta al verticismo di partito, alle nomine regie, ai cooptati per amicizia. E per smetterla con il rimpallo inconcludente tra moderatismo ed estremismo, liberalismo e populismo. Insomma una richiesta “di metodo”, nella selezione del personale politico, e “di contenuti”. Evitando facili schematismi e slogan ad effetto, con i risultati noti, che tanti danni hanno già fatto nel passato.