In classe solo un’italiana e 18 stranieri. La mamma: “Sono razzisti con lei” (video)

Questa è l’integrazione che piace ai buonisti, a Laura Boldrini, alla Kyenge e alla solita compagnia di giro dell’accoglienza.  Scene di razzismo al contrario sono quelle raccontate da una mamma ad Agorà, il programma di approfondimento mattutino di Raitre, l’esperienza della propria figlia a scuola, unica italiana in una classe con 18 bambini stranieri. Se ad essere emarginata è un’italiana, la famiglia deve faticare a farsi ascoltare. Siamo alla quasi sostituzione degli italiani con bambini di origine straniera. Missione compiuta per la sinistra, ma non per la famiglia. “Mia figlia era emarginata perché non era della loro stessa razza – ha spiegato la donna -. Invitavamo i compagni a casa a fare i compiti ma rifiutavano perché non era della stessa religione”. Si riempiono la bocca che l’integrazione deve passare dalla scuola, ma poi, quando la mancata integrazione colpisce i ragazzi italiani si fa finta che va bene così. Accade a Modena, ma come molti genitori sanno è una situazione comune a quasi tutte le città italiane, dalla provincia fino alle metropoli e non solo nei quartieri più disagiati. Hanno fatto discutere i casi analoghi di alcune scuole di Milano e Padova usciti fuori a scuole appena iniziate. Anche il caso della scuola di Modena era stata posta all’attenzione. Inutimente. Esclusa dalle attività scolastiche e parascolstiche, esclusa a ricreazione, insomma non una vita facile per la bambina. 

Razzismo al contrario

Arriva quindi in studio la domanda stupida dell’intervistatrice, faziosa quanto basta per infischiarsene del caso umano della bambina italiana: “Ma signora, anche gli altri bambini sono italiani…”, dice alla madre, dimostrando di non avere capito il problema. I 18 altri bambini della classe hanno provenienze diverse ma la maggior parte sono comunque bambini nati in Italia. La signora intervistata lo sa benissimo e spiega quale è il problema. «Non sono un problema i bambini. Io non ho paura dello straniero – spiega molto sinceramente la mamma – ma vorrei che la scuola funzionasse correttamente». La famiglia in questione non ha problemi alla convivenza con gli stranieri, semmai è vero il contrario: «Lo dimostra il fatto che siamo rimasti in questa scuola nonostante altri abbiano preferito andarsene. Vorremmo però che la scuola fosse un posto dove davvero si pratica l’integrazione. Una classe concepita in questo modo significa non avere minimamente presente quello che succede tra i nostri ragazzi». Immaginiamo, verosimilmente, che l’altra faccia della mancata integrazione, ossia gli italiani emarginati dai nuovi italiani, non interessi a nessuno, non sia argomento utile agli obiettivi politici che interessano: lo ius soli e al diavolo tutto il resto.