Il Rosatellum avanti a colpi di fiducia. Ora resta l’incognita del Senato

Con 309 sì, 87 no, e 6 astenuti il governo ha ottenuto alla Camera la terza fiducia sul Rosatellum, la nuova legge elettorale, in particolare sull’articolo 3. La seduta riprenderà nel pomeriggio con l’esame degli articoli 4 e 5 del testo. Si passerà poi alla discussione degli ordini del giorno e al voto finale.

La rabbia di Massimo D’Alema

Il primo a commentare a tempo di record è il non più parlamentare Massimo D’Alema per il quale «questa legge elettorale è una schifezza, diciamolo». Quando una maggioranza di 476 deputati su 630 ha paura del voto segreto – spiega lo scissionista del Nazareno, reduce da un incontro di box virtuale con Marco Minniti – «vuol dire che sono consapevoli che stanno facendo una schifezza e questa la legge elettorale è, in effetti, una schifezza». 

Rampelli: il popolo non esiste

Scontati anche gli schieramenti con i grillini contrari che scendono in piazza, magari in pochi, e si fanno notare. Coerente anche la posizione di Fratelli d’Italia contrarissimo al pasticcio del Rosatellum. «Il Pd e i suoi sodali, purtroppo insieme a Forza Italia e Lega, appongono la fiducia su una legge elettorale che dà tutto il potere ai partiti, togliendolo al popolo – ha detto il capogruppo Fabio Rampelli nella dichiarazione di voto – gli italiani già non possono scegliere direttamente il presidente della Repubblica né il capo del governo, questa legge non prevede un premio di maggioranza per chi arriva primo e quindi i governi li faranno in Parlamento i partiti e non i cittadini con il voto, né gli elettori potranno decidere deputati e senatori perché i nomi sono bloccati. Non c’è traccia delle elezioni primarie con cui eventualmente i leader sarebbero costretti a far scegliere al popolo i nomi dei candidati che saranno già scritti sulla scheda». Insomma non c’è un solo elemento difendibile nell’impianto del Rosatellum per il partito di Giorgia Meloni. «Qualcuno si stupisce del nostro voto contrario – continua Rampelli in polemica con gli alleati – avremmo dovuto rinnegare tutte le battaglie per la democrazia diretta?».

 Forza Italia: da noi scelta di responsabilità

«Il leitmotiv dei governi Pd di questa legislatura è l’arroganza: è stata dolosamente scambiata l’efficienza con la violazione regole. Lo dimostrano le 55 richieste di fiducia alla Camera e le 53 al Senato, anche su norme penali, strutturali ed etiche. Non si governa facendo a meno della democrazia». Così intervenendo in Aula il deputato e capogruppo di Forza Italia in I Commissione, Francesco Paolo Sisto. «Avremmo potuto ripagare la maggioranza con la stessa moneta. Ma Forza Italia – ha rimarcato l’azzurro – è responsabile e consapevole che questa legge elettorale è il risultato di un’ampia, anche se sofferta, condivisione. Ecco perché, in questo caso, consideriamo la fiducia una “legittima difesa” proporzionale all’offesa che qualcuno vorrebbe fare mantenendo il sistema di voto frutto delle sentenze della Corte costituzionale».

 L’incognita di Palazzo Madama

A Palazzo Madama, si ragiona, la fiducia passerebbe con il non voto di Forza Italia per bilanciare il voto contrario di Mdp. A quel punto si alzerà di fatto il sipario sulla campagna elettorale. E le piazze di oggi per Renzi sono solo l’anticipo della battaglia contro il Pd che si consumerà nei prossimi mesi. L’ex premier ha già scelto le parole d’ordine: il Pd, che sarà «un rassemblement di forze» proprio grazie al Rosatellum, è «l’unica sinistra» e chi, dice colpendo gli ex dem, «continua a sparare contro il Pd indebolisce l’argine ai populismi, a M5S e Berlusconi-Salvini». Parole che non seguono il percorso di quelle di apertura usate nell’ultima direzione Dem verso Mdp e che chiamano al voto utile.