Il re del porno Usa contro Trump: offre una “taglia” per l’impeachment del presidente

Il solito doppiopesismo del politically correct che, quando c’è di mezzo Donald Trump, diventa molto più che doppio: ma polivalente e attivo su diversi fronti contemporaneamente. Così, dopo la figuraccia incassata dai numi tutelari di Hollywood a suon di tardivi riconoscimenti e poco plausibili smentite confessate tra imbarazzo e finto stupore, da chi – come i potentissimi Meryl Streep e George Clooney – diceva di non sapere e di “cadere dalle nubi” per quanto “incredibilmente” rivelato dai media sul vizietto inaccettabile di Weinstein, come da chi, come Hillary Clinton, prima ha incassato la generosità del benefattore della Miramax, e oggi, sputando su quei soldi utili alla campagna elettorale persa, rinnegano supporto e compiacenza. Tra loro, oggi è sceso in campo anche anche il “re del porno” a stelle e strisce, Larry Flynt il quale, con un tempismo a dir poco difettato, e decisamente intenzionato a spostare il mirino dall’obiettivo che ha impallinato i liberal holywoodiani – tutti in diversa misura complici del molestatore seriale ora finito in disgrazia, disconosciuto da tutti e abbandonato dalla moglie e dalla corte di sostenitori, ruffiani e approfittatori che finora lo ha coperto e protetto – al solito bersaglio presidenziale.

Larry Flynt, il re del porno Usa contro Donald Trump

Proprio così: mentre il mondo urla allo scandalo per abusi e soprusi inferti per decenni dal fondatore della Miramax, il re del porno Larry Flynt spara  contro Donald Trump: e dal web e sui siti d’oltreoceano apprendiamo che, l’editore della rivista Hustler, il periodico erotico più famoso del mondo insieme a Playboy e Penthouse, ha comprato una intera pagina del Washington Post offrendo 10 milioni di dollari in contanti chiunque fornisca informazioni utili all’impeachment del presidente americano. Per Flynt, infatti – si legge nell’annuncio e riporta, tra gli altri, il sito dell’Ansa – il tycoon “dopo nove mesi in carica ha dato prova di essere pericolosamente inadatto a governare”. Non dico, ma ci rendiamo conto dell’ipocrisia americana? Continuano a indicare la pagliuzza nell’occhio del presidente Usa, quando non fanno altro che apparitre in bella mostra le travi di altri: a partire dai suoi diretti competitor. Insomma, non è che la perdente Hillary Clinton avrebbe fatto più bella figura oggi a mettere il naso fuori dalla Casa Bianca dopo aver impostanto una campagna elettorale sulle quote rosa, salvo poi apparire come la prezzolata amica di Harvey Weinstein che, tra un abuso e una violenza, finanziava la tappe dei suoi tour elettorali. E come spiegare, al mondo, quello schierarsi col marito all’epoca del mancato impeachemente per l’affaire Lewinsky? In quel caso, Larry Flynt non mise nessuna “taglia”, ci sembra di ricordare, sulla ricerca della verità in merito a quel rapporto dell’inquilino numero uno di Washington sotto una delle scrivanie della Casa Bianca? Non invocò nessuna verità sull’impeachment…

Nel mirino il presidente, a dispetto di pregresso e realtà evidenti…

Ma tant’è: oggi è più di moda – e a questo punto, decisamente più remunerativo – rimproverare battute sessiste al presidente Trump piuttosto che ricordare gli antichi e più recenti fasti sex e sexual offender di vecchi leoni della gloria democratica. Del resto, come riportano anche altri giornali in queste ore, già nel corso della campagna elettorale il re del porno Usa aveva mostrato concretamente la sua opposizione a Trump mettendo all’asta però, in quel caso “appena” un milione di dollari. L’editore, però, stavolta ha alzato la posta, precisando contestualmente che l’offerta di ricompensa è concreta e reale: «Sono convinto che sia mio dovere patriottico, e dovere di tutti gli americani, bloccare Trump prima che sia troppo tardi». Depistare è sempre meglio che ammettere, no?