Il prete che portava i migranti in piscina apre la “pizzeria del rifugiato”

Don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro (Pistoia), diventato famoso per avere portato i migranti in gita in piscina, ha avuto un’altra idea destinata a far discutere.  L’ha chiamata pizzeria “Dal rifugiato” e l’ha piazzata nel Salone parrocchiale da poche settimane. «I ragazzi preparano tre – quattro tipi di pizza, la servono e il cliente lascia un’offerta per la parrocchia. Le prime due serate – racconta entusiasta a La Nazione – hanno riscosso un discretto successo».

La pizzeria del rifugiato fa lavorare 12 migranti

Nella pizzeria, secondo quanto riporta Il Fatto quotidiano, lavorano giovani migranti maschi provenienti da Gambia, Guinea, Costa d’Avorio e Nigeria. Nessuno arriva da zone di guerra, non risultano donne o madri con prole tra i migranti accolti, ma più semplicemente migranti economici. Tuttavia la retorica che talvolta contagia anche il clero ideologizzato, li ha trasformati tutti in profughi.  

Don Biancalani: “I miei nemici sono i razzisti e i fascisti”

Del resto, che don Biancalani sia schierato decisamente a sinistra non è un mistero. «E oggi piscina. Loro sono la mia patria, i fascisti e i razzisti i miei nemici». Questo il post del sacerdote, toscano che aveva scatenato le polemiche. Don Biancalani aveva portato un gruppo di nigeriani, gambiani e senegalesi in piscina come premio per aver lavorato come cuochi e camerieri per la Onlus “Gli amici di Francesco”. Aveva postato le foto sul suo profilo ed è stato travolto dalle critiche e dalle polemiche. Matteo Salvini in un tweet aveva commentato: «Questo Massimo Biancalani, prete antileghista, antifascista e anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto». Forza Nuova subito dopo aveva annunciato che avrebbe vigilato “sulla dottrina” di don Massimo Biancalani. E così era dovuto intervenire il vescovo per proteggere il suo sacerdote durante la messa della domenica.

La pizzeria a offerta libera: i soldi vanno in Africa

Ora l’idea della pizzeria. Con i dodici immigrati africani impegnati tra la cucina e i tavoli. Non c’è una tariffa, il tutto è a offerta libera. «Il guadagno viene ripartito tra i ragazzi che hanno lavorato, dodici in tutto. Gli immigrati questi soldi li mandano a casa loro: accogliendo qui si aiuta anche là», spiega il parroco che punta ad aprire il locale in diversi giorni della settimana. Il Fatto sostiene che i parrocchiani pistoiesi sono entusiasti dell’iniziativa. Non è invece dato sapere se il parroco darà mai la possibilità di lavorare nel locale anche ai disoccupati italiani.