Il figlio bocciato a scuola, giudice umilia i prof: promosso per “merito di papà”

La motivazione suona assurda e sconcertante. Il padre non era a conoscenza dell’andamento scolastico negativo del figlio. Per questo il Tar del Friuli Venezia Giulia ha annullato la bocciatura di un alunno di seconda media, che adesso potrà proseguire gli studi e iscriversi alla terza. Lo leggiamo sul Messaggero. L’uomo aveva presentato ricorso dopo la bocciatura del figlio, decisa il 13 giugno scorso all’Istituto Comprensivo di Gorizia 1. La decisione dei giudici amministrativi è stata già notificata alla scuola dal legale dell’uomo, che minaccia un altro ricorso qualora la scuola non dovesse ammettere il ragazzo, che nel frattempo sta frequentando la seconda media in un’altra scuola. 

Il padre non sapeva che il figlio andava male

Il Tribunale amministrativo regionale contesta alla scuola di aver violato la «tutela della bigenitorialità in ambito scolastico»: dell’andamento negativo era stata infatti informata soltanto la madre, anche se per entrambi i genitori, separati, era stato disposto l’affidamento congiunto del figlio. La scuola, inoltre – scrivono i giudici – era «ben consapevole delle difficoltà» che il ragazzo «incontrava in dipendenza dalla difficile separazione dei genitori, sfociata in una situazione fortemente conflittuale tra i coniugi». I giudici ricordano che il ragazzo è stato bocciato con una motivazione secondo la quale la sua situazione «è peggiorata nel corso dell’anno poiché ha manifestato poco impegno, scarso interesse e atteggiamenti poco collaborativi. Non si è dimostrato disponibile a concretizzare positivamente con risultati adeguati, aggravando la sua posizione con reiterate assenze». 

Bocciato: ma i prof non contano nulla

Secondo il Tar, «il comportamento omissivo della scuola ha impedito al padre dello studente, ove informato della situazione scolastica del figlio, di adottare una serie di rimedi», come era successo in un precedente anno scolastico, concluso con «esito più che positivo» in una scuola di Trieste, quando il ragazzo è stato seguito dal padre e ha evidenziato capacità di recupero. Una sentenza assurda. Un altro dei frutti avvelenati del ’68 e dell’eccessiva presenza dei genitori nella gestione delle faccende scolastiche, che più che una democratizzazione è stata un delegittimazione degli insegnanti, messi in mora sempre più spesso. «Le sentenze non si commentano, si applicano», così Alida Misso, Dirigente scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia, ha commentato la notizia. «Stiamo valutando in queste ore come procedere e quindi capiremo anche con l’Avvocatura dello Stato se resistere in ulteriori gradi di giudizio.