«Ho creduto ai grillini e ho votato la Raggi ma sono pentito: ecco perché»

Devo confessare che alle ultime elezioni comunali a Roma, al ballottaggio, ho votato Virginia Raggi. E questo per due motivi. Primo per la profonda disistima e sincera antipatia che nutrivo e tuttora nutro per il candidato del Pd Roberto Giachetti, ennesimo dono avvelenato fatto dal Partito Radicale all’Italia. Secondo perché speravo, forse ingenuamente, che Virginia Raggi e i Cinque Stelle avrebbero portato una ventata di novità e di giovinezza nella imputridita e maleodorante politica romana. Ora, a distanza di circa due anni, purtroppo ho dovuto ricredermi avendo constatato che nessuna delle promesse dei Cinque Stelle è stata mantenuta. Le strade sono disastrate come e più di prima, il verde pubblico è in totale stato di abbandono e gli alberi morti non vengono sostituiti con piante nuove. I parchi pubblici sono sporchi e frequentati da sbandati e tossicodipendenti mentre il trasporto pubblico arranca sotto il peso di debiti e inefficienze varie. Gli uffici del Comune sono bloccati, non si fanno contratti e i dirigenti, pur continuando a percepire i loro lauti stipendi che sono mediamente più alti di quelli dei loro colleghi statali, non firmano per paura di incappare nelle maglie di qualche inchiesta. In pratica Roma vegeta e sopravvive. Anche le iniziative prettamente di immagine quali l’Estate Romana sono scomparse e la città appare sempre più triste e trasandata. Il sindaco Raggi, dopo aver colpito e affondato i Risciò e i Centurioni, fa finta di non vedere gli extra comunitari abusivi che vendono le loro cianfrusaglie fin sulla scalinata di Trinità dei Monti e gli africani con capi griffati e smartphone di ultima generazione che fanno gli accattoni davanti a tutti i bar e mercati. E anche la solenne promessa fatta in campagna elettorale di abolire le botticelle non è stata mantenuta. Ma quello che più colpisce in negativo è la assoluta continuità dei comportamenti dei Cinque Stelle con quelli dei politici della vecchia scuola. Da un partito informatico e webbizzato come M5S ci si sarebbe attesi un contatto continuo ed incessante con i cittadini ed invece ciò non è assolutamente avvenuto. Io abito in Terzo Municipio e ho mandato decine di mail e di messaggi al presidente del municipio la quale non si è mai degnato di rispondermi. Ed anche il sindaco, a cui ho mandato tantissime mail, si è sempre ben guardata dal rispondere. Tanto per far capire la differenza di cultura politica e di atteggiamento verso il cittadino dirò che lo scorso anno mandai una mail a un senatore degli Stati Uniti d’America su una questione ambientale e il senatore mi ha prontamente risposto sebbene io non fossi cittadino americano e suo elettore. Caro sindaco Raggi, caro presidente del terzo municipio, non serve a niente avere un blog o una casella di posta elettronica se poi non la usate. Non rispondere ai cittadini è dimostrazione di arroganza e di maleducazione oltre che di scarsa cultura istituzionale. In conclusione non si può che essere profondamente delusi da questa amministrazione comunale che continua a ripetere lo stanco mantra dell’onestà. Il sindaco Raggi dovrebbe capire che l’onestà, come la giovinezza, contano ben poco se non sono accompagnate dalla competenza, dalla cultura, dalla managerialità e dalla capacità di risolvere i problemi della gente. L’onestà da sola non ripara le strade, non risana le aziende, non fa circolare le metro e non risolve i problemi di Roma.