Guccini riapre dopo 30 anni l’Ostaria delle Dame: il nuovo album inaugura il locale

Francesco Guccini torna dopo 30 anni all’Ostaria delle Dame, storico locale bolognese chiuso negli anni ’80, dove il cantautore presenterà l’abum che uscirà il 3 novembre prossimo con una raccolta di concerti mai pubblicati prima d’ora, registrati nell’osteria bolognese. L’album L’Ostaria delle Dame è un progetto discografico che nasce dal ritrovamento dei nastri con le registrazioni di tre concerti acustici di Guccini nel locale fondato assieme Padre Michele Casali nel 1970.

Guccini riapre l’Osteria delle Dame, chiusa 30 anni fa

Il trasferimento diretto dai nastri magnetici ha mantenuto inalterata l’atmosfera dei concerti, che si svolgevano in modo del tutto informale in un ambiente goliardico e creativo, tra le risate e gli applausi del pubblico e degli stessi protagonisti, perfettamente in linea con lo stile tipico degli esordi. L’inaugurazione, allora, farà rivivere quell’irripetibile momento dei primi anni di carriera del poeta e cantastorie in prestito alla canzone d’autore, in modo genuino, grazie a parole e musica. E allora, saranno disponibili due versioni della raccolta live L’Ostaria delle Dame: un cofanetto deluxe con 6 cd, con le registrazioni integrali dei tre concerti (del 1982, 1984 e 1985), e un libro di 80 pagine con foto, testimonianze dei protagonisti dell’epoca, la storia dell’osteria e un’introduzione di Francesco Guccini, e un’edizione in 2 cd con una selezione dei tre concerti e il booklet. L’Ostaria delle Dame è chiusa dal 1985, ma riaprirà al pubblico dopo 32 anni a partire dal 14 novembre, grazie all’opera di recupero di Andrea Bolognini che ha voluto creare al mitico n°2 di vicolo delle Dame una casa della canzone d’autore e un circolo.

Guccini e quei 4 o 5 sempreverdi che hanno lasciato un segno

«Mi fa piacere che anche le nuove generazioni ascoltino le mie canzoni», ha detto il cantautore presentando la sera d’inaugurazione dell’Ostaria delle Dame, occasione in cui presenterà il suo ultimo album. Un album atteso che, solo all’annuncio della imminente uscita, ha destato la curiosità e l’interesse degli appassionati della discografia gucciniana. «Ho notato che quando si parla delle mie canzoni – ha rilevato allora non a caso Guccini – saltano fuori sempre quelle quattro o cinque, sempre quelle lì, L’avvelenata, Dio è morto, Cyrano, che non è tutta mia, e sembra che abbia scritto solo quelle: invece ne ho scritte tante altre. Se vengono ancora ascoltate e piacciono ancora, si vede che dicono ancora delle cose. Si vede che qualcosa ho seminato e lasciato in queste canzoni… Ieri – ha raccontato quindi in conclusione Guccini – ero casualmente in via Paolo Fabbri e ho sentito, non so se fuori dalla porta, dei giovani che cantavano delle mie canzoni. Poi ho trovato un bigliettino»…