Grasso e Boldrini secondo i rumors non hanno scampo: avranno il destino di Fini

Nessuno dei due pensa di tornarsene a casa a coltivare le rose  come fece il senatore Franco Turigliatto. Pietro Grasso e Laura Boldrini sono in corsa, anche se non si è capito bene con chi e per quale obiettivo. Per questo in tanti sono pronti a scommettere che replicheranno politicamente quello che è stato l’itinerario di Gianfranco Fini. In pratica la poltrona istituzionale può rivelarsi, anche per loro,  più un handicap che un trampolino di lancio…

Boldrini si agita da tempo, al punto da proporsi in ticket con Giuliano Pisapia. “Ora però – come scrive Formiche.net – con la frenata del sindaco e l’improvvisa freddezza tra lui e Mdp, tutto si è fatto più complicato. E, abbandonata Sinistra italiana, senza Pisapia in campo Boldrini rischia di trovarsi senza una casa politica. Tanto che anche la sua rielezione sarebbe a rischio”.

Lo strappo di Grasso è così recente che per ora si coglie solo il disappunto di Matteo Renzi (“Parla come un ultrà”). Eppure sia per il presidente del Senato che per quello della Camera si sprecano i paragoni con Gianfranco Fini, che tentò una sfortunata avventura in solitaria dopo lo strappo con Berlusconi nel 2010. Anche Grasso come Fini è reduce da un addio traumatico, e anche Grasso come Fini non ha lasciato la poltrona di presidente di Palazzo Madama.

Come ha fatto notare Francesco Damato però, le mancate dimissioni di Grasso appaiono ancora più anomale perché mentre Fini era stato di fatto scomunicato dal Pdl, non si può certo dire che Grasso sia stato cacciato dal Pd. Vero è, tuttavia, che Grasso da tempo non aveva più rapporti con il partito del Nazareno.

C’è chi ora ipotizza per lui il ruolo di candidato premier del partito di Bersani dopo che Pisapia si è tirato indietro.  “Resta però da vedere – scrive ancora Formiche.net – come sarà possibile per l’ex magistrato gestire una campagna elettorale – che si prevede infuocata – dallo scranno più alto di Palazzo Madama. L’unico a rimetterci davvero, in questa fase, è Roberto Speranza, che poteva essere un volto nuovo da spendere in prima persona e invece, con Grasso in campo, sarà costretto al ruolo di gregario…”.

 

Infine, sarà difficile per Grasso incarnare la figura del “magistrato capopopolo” (la definizione è di Piero Sansonetti) se dovrà gestire la campagna elettorale come seconda carica istituzionale.

Tra l’altro, ricorda ancora Sansonetti, anche l’avventura fallita da magistrato sceriffo capopartito che fu di Antonio Ingroia non dovrebbe apparire così allettante a Grasso: “Ingroia – scrive Sansonetti – cercò di mettere a frutto le inchieste antimafia di Palermo, e soprattutto il processo per la famosa trattativa- stato- mafia. Ma gli andò male. Mise insieme un partitino che doveva riportare in vita il vecchio partito di Di Pietro più Rifondazione e altri. Restò sotto la soglia del 3 per cento alle elezioni del 2013, e niente Parlamento”.