Grasso con la sinistra antirenziana? D’Alema: non tiriamolo per la giacca

Il giorno dopo l’abbandono della tessera del Pd (presa nel 2013) del presidente del Senato, Piero Grasso, non si contano le ricostruzioni sul perché. Motivazione ufficiale: il via libera di Palazzo Madama alla legge elettorale, quel rosatellun che non garba a molti e nemmeno alla seconda carica dello Stato. Ma c’è dell’altro:  «Non mi riconosco più nel merito e nel metodo di questo Pd, vedo comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l’indipendenza. Non mi riconosco nemmeno nelle sue prospettive future», ha spiegato  Grasso lasciando intendere che non seguirà la sinistra renziana nel suo cammino verso il nulla ma che potrebbe arruolarsi nella sinsitra bersaniana, anche se per ora si è iscritto al gruppo misto.

Grasso andrà con Bersani?

Non se l’aspettavano al Nazareno,  confida il capogruppo dem Luigi Zanda, a cui Grasso ha telefonato pochi minuti prima di ufficializzare la sua scelta. «Se avesse votato in Aula non avrebbe votato né la legge, né la fiducia sugli articoli», racconta Zanda un po’ arrabbiato ricordando come il Pd gli avvesse proposto la candidatura alla presidenza della Regione Sicilia. Il presdiente del Senato non si nasconde parlando di una distanza dal Pd anche «umana» oltre che politica. Cosa farà? Potrebbe essere tentato di seguire il progetto di Bersani ed entrare in Mdp. Certo non lascerà la politica, lui, ragazzo di sinistr,a come ha rivendicato alla festadi  Mdp a Napoli «Deciderà lui», dice Massimo D’Alema, «Grasso in Mdp, magari come leader? Non lo so, quello che farà dipende da lui. In questo momento non può essere tirato per la giacchetta. Certo  la consonanza di giudizio mi fa piacere, è uomo che stimo per la grande serietà». I renziani, ma anche dentro le fila della sinistra, sono convinti che Grasso abbia fatto le valigie anche per una candidatura con la nuova lista di Bersani.