Grano, ricorso al Tar degli industriali contro l’indicazione di origine italiana

La trasparenza nei confronti dei consumatori non piace agli industriali dei mulini raccolti nell’associazione di Italmopa. Che, il mese scorso, hanno fatto appello al Tar del Lazio per chiedere che venga annullato il decreto che obbliga le aziende a indicare sui pacchi di pasta l’origine del grano e, quindi, la sua provenienza.

Il senso del gesto, che certo non aumenterà la reputazione dell’industria della pasta presso i consumatori in Italia e nel mondo, è così spiegato da Italmopa: «la materia relativa all’obbligo di indicazione dell’origine in etichettatura, che si basa sulla pretesa e infondata relazione tra origine e qualità del frumento duro, non può in alcun modo essere affrontata scindendola da altre questioni sostanziali».

«Il comparto della produzione agricola nazionale di frumento duro – sostiene il presidente di Italmopa, Cosimo de Sortis –  è, infatti, caratterizzato da alcune gravi, e ormai strutturali criticità, che necessitavano dell’urgente adozione di misure volte a superarle in modo efficace. Abbiamo ripetutamente invitato le competenti amministrazioni, ovvero i ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico, ad intervenire su alcune problematiche che stanno minacciando la competitività dell’industria molitoria italiana» come «la necessità di incrementare la qualità media delle produzioni nazionali di frumento duro, non sempre in grado di rispondere alle esigenze dell’industria molitoria, di promuovere un piano nazionale per l’adeguamento delle strutture di stoccaggio e di prevedere meccanismi in grado di limitare la volatilità dei prezzi del frumento duro».

All’Associazione industriali mugnai d’Italia aderente a Confindustria e Federalimentare che sostiene di rappresentare, in via esclusiva, l’industria molitoria italiana a frumento tenero e a frumento duro, replica, non nascondendo un pizico di ironia, uno dei tantissimi proprietari di molini – non associato a Italmopa, distribuiti sul territorio italiano, il Molino Conti di Castelmadama: «la qualità del grano italiano è fuori discussione. Tanto che mentre le industrie si approvvigionano acquistando grano a basso prezzo all’estero, dall’estero chiedono in continuazione grano italiano proprio per la qualità che rappresenta. Quanto agli industriali di Italmopa non rappresentano né me né tanti altri che lavorano, come me nel proprio mulino». Non solo. Conti, che come tantissimi altri colleghi è ben felice di poter dichiarare sulle proprie confezioni di pasta l’origine del grano italiano utilizzato, rivela una curiosa tendenza: «moltissime famiglie, oramai, acquistano grano da conoscenti fidati e lo portano da noi al mulino chiedendo di macinarlo e di fare loro la pasta. Se ne vanno via felici con la propria pasta sapendo di mangiare un prodotto di cui conoscono, perfettamente, la provenienza e il produttore».

Italmopa sostiene che le proprie proposte sono «di assoluto buonsenso, volte a tutelare l’interesse dei consumatori e a garantire la competitività non della sola industria molitoria ma della filiera frumento duro nel suo insieme e di tutti gli attori che la compongono, ma rimaste colpevolmente senza risposte». Ma i consumatori sembrano sempre meno disponibili ad accettare confezioni che non rivelano, nei dettagli, cosa c’è dentro. E da dove proviene la materia prima. «Alla fine – dicono dal Molino Conti – la tendenza è sempre quella, non è neanche una novità. C’è chi si fa il vino con l’uva presa dal produttore che conosce. E chi si fa fare la pasta portandoci il grano che ha visto coltivare dall’amico». Proprio perché oramai si fida, sempre meno, dei prodotti industriali che trova sugli scaffali. E dei trucchi degli industriali per evitare di rivelare che il grano utilizzato nella pasta non proviene dall’Italia.