Ex Mafia Capitale, ora emergono le pressioni di Odevaine sui prefetti

Altro che sodalizio fascio-mafioso. Non bastasse quanto già emerso dal processo di primo grado, nuove risultanze investigative contribuiscono a smontare la tesi sul ruolo della destra nella cosiddetta Mafia Capitale: nuovi verbali d’inchiesta, rivelati da Il Messaggero, confermerebbero il potere di Luca Odevaine, già braccio destro di Walter Veltroni ed ex potentissimo degli ambienti del Pd romano, tanto da essere nominato capo della polizia provinciale quando Palazzo Valentini era guidato da Nicola Zingaretti.

Migranti in cambio di favori

Dalle carte cui fa riferimento Il Messaggero e che sarebbero agli atti dell’ultimo troncone di indagine sul Mondo di Mezzo, la ex Mafia Capitale, emergerebbe che nella gestione dei migranti, l’affare che per Salvatore Buzzi rendeva «più della droga», Odevaine era in grado di esercitare pressioni direttamente sul Viminale, che a sua volta le riversava sui prefetti. E a rivelarlo sarebbero gli stessi prefetti: nei verbali indicati dal quotidiano romano sarebbero raccolte le loro denunce. In particolare, il prefetto di Enna, Fernando Guida, avrebbe riferito di aver trovato «anomalo che in qualche circostanza, due o tre volte, il ministero dell’Interno, nella persona del prefetto Scotto Lavina, mi avesse contattato per disporre il trasferimento di nuovi migranti presso la struttura riconducibile a Praino Silvio, quando nessuna comunicazione ufficiale era stata ancora inviata da parte della Prefettura di Enna».

Verso un nuovo processo per Odevaine

Rosetta Scotto Lavina era, all’epoca dei fatti, il direttore dei Servizi civili per l’immigrazione e l’asilo del Viminale. Scrive il Ros, in una informativa agli atti dell’indagine, che le parole di Guida dimostrano «la capacità di Odevaine di influenzare l’orientamento dell’ufficio retto da Scotto Lavina, al fine di favorire gli imprenditori a lui congiunti» ovvero quel Silvio Praino che avrebbe ottenuto di ospitare, ricostruisce Il Messaggero, 1500 migranti nel suo albergo e che in cambio avrebbe «acquistato e modificato per Odevaine degli autobus per un suo nuovo business in Venezuela». A conforto di questa ricostruzione, gli inquirenti avrebbero anche diverse intercettazioni telefoniche che, insieme agli altri elementi, potrebbero portare a un nuovo processo per Odevaine, stavolta per traffico di influenze.