Dove c’è la Boschi, c’è banca. Ecco perchè anche stavolta c’è il suo zampino

Dove c’è la Boschi (Maria Elena), c’è banca. Sara ostinazione, pura fatalità, semplice coincidenza, ma è un fatto che ogni qualvolta il radar della politica inquadra lo spinosissimo dossier delle banche finisce per intercettare anche lei, l’avvenente sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Che nulla fa per scrollarsi di dosso l’ombra del papà Pierluigi, già plurimultato (da Bankitalia e Consob) vicepresidente della scassatissima Banca Etruria. Quella stessa Banca Etruria che insieme alla mazzata elettorale ricevuta un anno fa sul referendum confermativo dell’eponima riforma costituzionale rappresentano le due più dolorose stazioni del calvario politico della Boschi. La prima, soprattutto. Già, perché è stato proprio intorno a quel crack che è emerso in tutta la sua opacità il lato oscuro del giglio magico renziano, di cui l’en-ministro era, e nonostante tutto resta, il petalo più pregiato. Una storiaccia, Banca Etruria, con centinaia di risparmiatori turlupinati dagli stessi che avrebbero dovuto proteggerne e valorizzarne i risparmi, spesso il sacrifico di una vita intera. Nessuno ne sarebbe uscito politicamente vivo. Tranne la Boschi, che al netto di un momentaneo spaesamento, non solo non lascia, ma addirittura raddoppia: non più inutile ministro di riforme ormai bocciate, ma sottosegretario alla presidenza nel Consiglio nel ruolo a lungo ricoperto – e tanto basti ad afferrarne l’importanza – da Gianni Letta ai tempi del centrodestra. Da lì passa tutto e proprio lì sta ora la Boschi. Ed esattamene in quella veste, secondo la ricostruzione di Ferruccio de Bortoli, editorialista tuttora in attesa di querela, che chiede a Federico Ghizzoni, di Unicredit, di rilevare la banca di papà. Ed è sempre quello strategico crocevia a consentirle di imbucare le parole più acuminate contro il governatore Visco nella controversa mozione anti-Bankitalia presentata dal Pd. Insomma, le banche sono per la Boschi quel che le «due gocce di Chanel n.5» furono per Marilyn Monroe: una seconda pelle. Ma per trasporto, sia chiaro, mica per interesse. Lo dice anche il motto dell’Ordine della Giarrettiera: «Sia svergognato chi ne pensa male».