I dieci anni del Pd: una minoranza anti popolare che impone la sua visione

La cerimonia, a dire il vero un poco triste, squallida e decadente, per la celebrazione del decennale della fondazione del Partito Democratico, ci ha regalato una immagine plastica della distanza abissale ed incolmabile che separa questo partito dal popolo italiano, dai suoi desideri, dalle sue aspettative e della sue più intime e sentite speranze. Un partito, insomma, che segue acriticamente la linea dettata da Repubblica, dall’Espresso e dai maitres à penser di queste testate e che evita accuratamente di adottare quelle leggi, quelle misure e quei provvedimenti di comune buon senso e di innegabile razionalità che la gente comune, quella che non ha casa a Capalbio o nei quartieri alti, vorrebbe vedere adottate rapidamente per rimediare ai guasti causati da tre anni di scellerato governo Renzi. Questa totale insensibilità e sordità della sinistra verso le aspirazioni del popolo non devono poi sorprendere più di tanto. Bertold Brecht, che era un comunista ma anche una persona intelligente, colta e mentalmente indipendente, un giorno disse che il bello del comunismo è che, quando c’è da prendere una decisione, se il popolo non è d’accordo si cambia il popolo e tutto si aggiusta. E questo è esattamente quello che sta accadendo in Italia. La gente esasperata chiede più severità con i criminali, più controllo della immigrazione, la rapida approvazione della legge sulla legittima difesa, una riforma della magistratura, il controllo dei confini ed il Partito Democratico, invece, cosa propone? Diritti degli Lgbt, coppie di fatto, utero in affitto depenalizzazione dei reati e Ius soli. E’ come se il Partito Democratico gridasse a gran voce che non è lui che deve fare quello che il popolo italiano vuole ma deve essere il popolo italiano a sottomettersi alle loro decisioni, perché loro sono i depositari della verità e il popolo caprone e ignorante delle sottostare e conformarsi. Questa è la triste realtà di oggi. Una nazione governata da non eletti che occupano abusivamente il governo e che fanno esattamente l’opposto di quello che la gente vuole e chiede. Un po’ di tirannia in tutto questo c’è. Quando una minoranza vuole imporre la sua visione del mondo e della società a una maggioranza che non è d’accordo e che non li ha votati un po’ di tirannia c’è. Quando un governo tecnico a tempo che dovrebbe fare solo l’ordinaria amministrazione si permette di porre la fiducia sulla legge elettorale e minaccia di porla sullo Ius soli un po’ di tirannia c’è. Quando un governo pensa solo alle minoranze calpestando i diritti della maggioranza un po’ di tirannia c’è. Ed allora diventa assolutamente essenziale, alle prossime elezioni, cacciare via per sempre questa gente che, come già detto, negli ultimi tre anni ha fatto solo disastri prima che la nostra Patria subisca danni irreparabili. Ed in conclusione va sottoscritta pienamente e in modo incondizionato una affermazione fatta da Silvio Berlusconi: “Se dovesse rivincere la sinistra sarà meglio fare i bagagli ed andarsene dall’Italia”.