Costretta a prostituirsi e a riti voodoo: così schiavizzavano una minorenne nigeriana

Raggirata, terrorizzata, costretta a prostituirsi e poi anche a sottoporsi a riti voodoo: la vittima è una nigeriana minorenne, schiava della povertà e di aguzzini spietati, che alla criminale legge dell’abuso hanno applicato sempre anche altre, diverse forme di violenza. Così un’organizzazione criminale, oggi in cella, plagiava e schiavizzava una minorenne nigeriana, imponendole crudeltà fisiche e psicologiche,  scoperte dalle indagini della polizia nel corso dell’operazione Connection house, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha portato ad arrestare tre nigeriane di 40, 26 e 36 anni, e un italiano 60enne.

Nigeriana costretta a prostituirsi e a subire riti voodoo

E le aberrazioni di cui tutti gli indagati sono stati ritenuti, a vario titolo, responsabili, spaziano in una sorta di compendio criminale che va dalla tratta di esseri umani, all’immigrazione clandestina, dal favoreggiamento allo sfruttamento della prostituzione, tutti perpetrati ai danni della stessa, sfortunata ragazza. L’indagine della Sezione criminalità straniera della squadra mobile di Roma, che ha portato a disarticolare un pericoloso sodalizio criminale, è stata avviata in seguito alla coraggiosa denuncia della vittima, che ha raccontato di aver lasciato il suo Paese di origine, la Nigeria, convinta da una donna, sua connazionale, con la promessa, poi rivelatasi falsa, di un lavoro da parrucchiera in Italia e poi, costretta a prostituirsi in strada. Un metodo stra-abusato, quello che prevede di abbindolare con facili illusioni e bugie giovani ingenue, che si è rivelato tristemente fatale anche per la minorenne nigeriana, che agli inquirenti ha raccontato di essere arrivata in Italia, passando per il Senegal, dove è rimasta per circa otto mesi, in attesa di poter partire per Roma.

Indotta con l’inganno a lasciare la Nigeria…

E allora, secondo la ricostruzione fornita dalla stessa vittima delle vicende, nella città di Dakar, la ragazza sarebbe stata costretta a rimanere, per tutto il tempo, in una cosiddetta connection house, gestita da membri dell’organizzazione che l’ha costretta a prostituirsi per poi essere accompagnata all’aeroporto, arrivando prima in Spagna e poi in Italia. La ragazza ha, inoltre, riferito di essere partita con un passaporto falso che le era stata fornito da un membro dell’organizzazione e che, ha dovuto riconsegnare in Italia alla sua maman, che aveva distrutto il suo vero documento. Grazie all’indagine della squadra mobile, avviata immediatamente dopo la denuncia della giovanissima vittima, è stato possibile ricostruire l’intera vicenda che ha portato all’arresto degli indagati. In particolare, gli agenti della squadra mobile sono riusciti ad individuare, in breve tempo, nonostante la ragazza, scossa ed impaurita, non fosse assolutamente in grado di ricordarlo, l’abitazione dove era stata portata, una volta arrivata in Italia. E si è risaliti anche ai suoi sfruttatori. Dall’indagine è emerso che la ragazza era costretta a consegnare tutti i soldi guadagnati con l’attività di prostituzione a cui veniva costretta.

…privata del passaporto e terrorizzata coi riti voodoo

Non solo, come se tutto patito e raccontato dalla giovane nigeriana non fosse già abbastanza, dalle indagini è emerso anche che, prima di lasciare la Nigeria, la ragazzina era stata obbligata dalla donna che l’aveva convinta a partire per l’Italia con la falsa promessa di un lavoro, a sottoporsi a dei veri e propri riti di magia nera, dei riti voodoo, dovendo anche giurare che non l’avrebbe mai denunciata alla polizia per nessun motivo: ed infatti la ragazza era terrorizzata da eventuali ritorsioni nei suoi confronti, o nei confronti della sua famiglia in Nigeria. Sottoporre le vittime ai riti voodoo rappresentava per l’organizzazione criminale la garanzia per la restituzione del “debito” tra la ragazza ed i suoi sfruttatori: sessantacinquemila euro, somma che la stessa maman, nigeriana, aveva indicato come «costo per il viaggio in Italia», e che la giovane vittima avrebbe potuto restituire solo dopo anni di prostituzione. Dalle attività tecniche e dai servizi di pedinamento, è stato possibile ricostruire l’intera vicenda. La ragazza, una volta arrivata in Italia, è stata immediatamente contattata da una sua connazionale che, sfruttando il fortissimo stato di soggezione psicologica della giovane – dovuto anche all’imposizione di riti voodoo – le ha distrutto il passaporto e l’ha costretta a prostituirsi. Nel corso dell’indagine della squadra mobile, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma, è emerso anche il coinvolgimento del 60enne italiano, marito di una delle indagate, entrambi arrestati. Gli abusi per la giovane nigeriana sono finiti: la paura, però, resta ancora tanta.