Cesare Battisti spudorato: «Sono un nonno, non sono quello che dicono in Italia»

«Sull’uso della lotta armata» dice di voler fare «autocritica». A se stesso, però, Cesare Battisti, concede la solita piena assoluzione, negando «tutta questa violenza che dicono loro» e presentandosi, come di consueto, come una vittima.

Cesare Battisti torna a fare la vittima

Intervistato in esclusiva dal Gr1 all’indomani della decisione della Corte suprema brasiliana di rinviare ancora una parola definitiva sulla possibilità che sia estradato in Italia, Battisti ha sostenuto che «si stanno inventando un personaggio che non esiste». Dal suo buon ritiro di Cananéia, il pluriomicida Battisti ha detto che «mi stanno trattando come uno di quei capi che oggi dovrebbero avere 80 anni e anche così non c’è stata tutta questa violenza che loro dicono». E al giornalista che gli ha ricordato la condanna all’ergastolo dei tribunali italiani per quattro omicidi, due commessi materialmente e due in concorso, tra cui quello del gioielliere Pierluigi Torreggiani, ha risposto che «io ho lettere di Alberto Torreggiani, dove lui dice testualmente che non ha nessun dubbio sul fatto che io non ho nulla a che vedere con la morte del padre». Peccato che Torreggiani, che aveva 15 anni quando vide uccidere suo padre, ritrovandosi a sua volta per sempre sua una sedia a rotelle, abbia sempre dichiarato di aspettare giustizia e, anche in questi giorni convulsi tra Italia e Brasile, abbia ribadito l’impegno suo e degli altri familiari delle vittime affinché Battisti «non riceva trattamenti di favore».

L’Italia? «Forse ci tornerò in vacanza»

Non solo. Tornato in libertà, seppure con qualche vincolo, Battisti è tornato a usare quei toni beffardi che sempre lo hanno caratterizzato nei lunghi decenni di latitanza. L’Italia? «Mi manca molto, forse ci tornerò in vacanza, così per rivedere i posti», ha spiegato ancora ai microfoni del Gr1, sottolineando quanto sia appagante la sua vita in Brasile. «Sono stato accettato da tutti, tutti mi vogliono bene e  – ha sottolineato – si occupano di me». E anche l’autocritica che ha detto di voler fare è andata nella stessa direzione: una presa in giro, in cui manca una vera ammissione di responsabilità individuale e le sue colpe sono solo «indirette». «Faccio autocritica sull’uso della lotta armata. È stato un suicidio. È stata una cosa che non poteva dare risultati buoni per nessuno», ha detto Battisti, aggiungendo però che, anche se ha fatto parte di quella guerra, «fortunatamente ne sono uscito prima che cominciassero gli omicidi nel mio gruppo». E così l’unico pentimento che Battisti è disposto ad ammettere è quello per il fatto che «anche indirettamente ho partecipato a delle idee che hanno portato a una follia, a un delirio, a una strada senza uscita». «Come si può essere soddisfatti o fieri di tanta violenza, tanti omicidi e tanto sangue da una parte o dall’altra», ha sentenziato, volendo però sottolineare con forza la propria umanità: «È chiaro che ho compassione per le vittime. Ho 62 anni, ho dei figli e sono nonno». Insomma, nelle parole di Battisti nulla di nuovo: lui è una brava persona, sono le vittime e l’Italia che cerca di tutelarle che lo criminalizzano ingiustamente.