Cerceri, chi fugge dalla cella, chi dal permesso premio: ecco i numeri delle evasioni

C’è chi fugge seguendo il più classico copione delle evasioni calandosi con le lenzuola lungo il muro perimetrale, e chi, molto pià agevolmente, si limita ad approfittarsi del permesso premio concessogli. Fatto sta, che a dare un’occhiata ai numeri che registrano il fenomeno, non si può fare a meno di notare una inquietante escalation del sotterfugio e della fuga… 

Ecco i numeri delle evasioni

E allora, sei fughe da istituti penitenziari, 34 dai permessi premio, 23 dal lavoro esterno, 14 dalla semilibertà e 37 mancati rientri. Questi i dati delle evasioni dalle carceri italiane nei primi sei mesi del 2017 presentati nei giorni scorsi dal Coordinamento sindacale penitenziario. L’ultimo caso si è verificato venerdì scorso a Roma in circostanze banali. Una bulgara 32enne, condannata a quattro anni di reclusione, nei confronti della quale era stato spiccato un mandato di arresto europeo, subito dopo l’arrivo all’aeroporto di Fiumicino estradata dalla Germania, è stata presa in carico dalla polizia penitenziaria e scortata nel carcere romano di Rebibbia. Poco prima di arrivare all’ufficio matricole la donna è riuscita a far perdere le proprie tracce confondendosi tra i visitatori per poi darsi alla fuga. «Il numero delle evasioni sta crescendo – riferisce il segretario generale del Cosp Mimmo Mastrulli – il potenziamento dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative di prevenzione e il sovraffollamento delle carceri aumenta la platea di beneficiari sotto la responsabilità di un’unica struttura carceraria. Tutto questo con un organico ridotto ai minimi storici».

Carceri sovraffollate e organico degli agenti ridotto

«Se ai varchi e nei settori detentivi – aggiunge Mastrulli – ci fosse maggiore presenza di personale di polizia penitenziaria, oggi carente di 11.000 unità nei penitenziari italiani, nel Lazio di mille unità e a Rebibbia di circa 400 unità, si potrebbe contrastare una situazione che rischia di sfuggirci di mano. Sempre meno poliziotti per sorvegliare sempre più carcerati». «L’amministrazione penitenziaria – conclude Mastrulli – continua a mostrarci organici esistenti solo sulla carta. Molti gli operatori che pur risultando in servizio nei penitenziari sono distaccati presso direzioni, provveditorati e tribunali». Tra i casi più eclatanti, allora, figura il carcere romano di Rebibbia, dove il personale distaccato è di 250 unità. Il Cosp ne chiede l’immediato rientro in sede.