Catalogna: ecco chi è Puigdemont, il secessionista con il caschetto

La stampa francese lo ha ribattezzato “L’uomo che fa tremare l’Europa”.  Le cronache lo dipingono come l’uomo che ha gettato la Spagna nel caos. Lui però minimizza, e quando parla della sua lenta scalata al potere lo fa come qualcuno che sa benissimo da dove viene. «È capitato per caso – raccontava qualche tempo fa al New York Times – sono entrato in politica dalla porta di servizio». Classe 1962, secessionista duro e puro, Carles Puigdemont è l’ex sindaco di Girona che sfida il re, tenendo il mondo con il fiato sospeso, prova a realizzare il sogno che coltiva sin da bambino: quello di vedere la Catalogna trasformata in Stato indipendente. Un sogno che per l’ex giornalista prestato alla politica oggi potrebbe diventare realtà. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, infrangersi per sempre dietro le sbarre della prigione. Ma da dove viene questo uomo con il buffo caschetto di capelli scuri, sconosciuto fino a due anni fa, e diventato con un solo giro di boa il nemico numero uno del Regno di Spagna?

Puigdemont, l’ex giornalista col pallino indipendentista 

La parabola ascendente di Puigdemont porta impressi un luogo e una data: Amer, 29 dicembre 1962. È qui che nasce e cresce l’uomo forte della Catalogna. Un paesino alle porte di Girona, di circa duemila anime. Figlio di pasticceri, nel corso degli anni Puigdemont dà prova della sua determinazione. Appare insospettabile agli occhi di chi non lo conosce, ma sa bene quando deve cambiare pelle. E lo fa in fretta, passando da perfetto sconosciuto a carismatico leader. Gli studi in filologia catalana poco brillanti, (non ha mai portato a termine gli studi) non gli impediscono la scalata ai piani alti della politica. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo del giornalismo, giovanissimo diventa capo redattore del quotidiano Punt Diari. A dettare il ritmo alla sua brillante carriera da giornalista, fa notare il quotidiano francese Ouest-France è stata sempre e solo l’immagine della Catalogna da trasmettere all’estero e l’uso costante delle nuove tecnologie. Puigdemont è stato uno dei primi a credere nel potere di Twitter. «Vuole sempre essere un passo avanti agli altri», ha confidato al quotidiano francese un suo ex collega. Ancora oggi, tra un botta e risposta con Rajoy e una stoccata al re, è sulla rete che ama confrontarsi. In maniera lenta e costante, così come la sua scalata al potere.

L’ascesa politica

Dopo un passato da membro fondatore della sezione di Girona della Gioventù nazionalista di Catalogna, Puigdemont entra nel parlamento catalano. Poi, nel 2007 si candida alle elezioni locali a Girona con Convergenza e Unione, ma non vince e resta quindi all’opposizione. La rivincita arriva comunque con le successive elezioni locali, nel 2011, quando riesce a rompere l’egemonia del Partito dei Socialisti di Catalogna e a farsi eleggere sindaco. A Madrid in pochi credono nell’avanzata di Puigdemont. Anche quando l’ex presidente della Generalitat, il radicale Artur Mas, dopo il flop delle elezioni regionali del 2015 “abdica” in suo favore. Nessuno si aspetta il suo successo, neanche i fedelissimi di Barcellona. Ma nel giro di qualche mese eclissa completamente il suo mentore e compagno di partito Mas, tanto da farlo arrivare a pronunciare, qualche giorno fa sulle colonne del Financial Times, che la Catalogna non è pronta per un’ “indipendenza reale”.

Il libro “Cata… què?”

Appassionato di lingue straniere, Puigdemont parla correntemente il francese e l’inglese. Nel 1994 scrive degli articoli per la stampa internazionale che verranno poi raccolti in un volume dal titolo emblematico Cata…què?. È questo il periodo in cui realizza che fuori dai confini iberici sono pochi a conoscere e interessarsi alla questione della Catalogna. Capisce che deve fare qualcosa. Così, quattro anni più tardi fonda l’Agence catalane d’information, un’agenzia di stampa dedicata interamente alla regione catalana, prima di fondare il primo quotidiano catalano in lingua inglese, Catalonia Today. I suoi amici lo descrivono come una persona tenace, che tiene sempre fede alle sue promesse e intenzioni. «Se non riesce risolvere a un problema – racconta un suo ex collega – non va a dormire fino a quando non ha trovato una soluzione». Facile capire la tenacia con la quale da anni porta avanti la lotta indipendentista del suo popolo.

Beatle mancato

Non è solo la politica, tuttavia, a scandire le sue giornate. Melomane e musicista mancato, (a 17 anni suonava in una band) Puigdemont è un fan accanito dei Rolling Stones e dei Beatles. Sarà per questo che nel suo caschetto bruno e nelle sopracciglia folte più di un ammiratore ha letto un chiaro omaggio ai Fab Four di Liverpool, tanto da spingere la stampa a ribattezzarlo “il quinto Beatle”. «Niente a che vedere con i Beatles – replica la parrucchiera che da anni cura il suo look – vuole sempre lo stesso taglio da anni. Si rifiuta di cambiare». Testardo, del resto, lo era sin da bambino. Come ama raccontare di tanto in tanto nell’aneddoto che lo vide protagonista parecchie primavere fa. Non riuscendo a trovare una singola bandiera indipendentista in tutto il villaggio di Amer obbligò la madre a cucirgliene una.