Caro Dibba, su Mussolini chiedi a papà. Così eviti la figura del peracottaro

Ma chiedi a papà, caro Dibba! Che così eviti di fare la figura del peracottaro. Chiedigli al babbo di quel Capo del Governo che, nel 1923 volle la legge Acerbo. E, già che ci stai, chiedigli pure del voto dell’anno seguente, della percentuale raggiunta da quei cattivissimi e della compagnia che avevano messo insieme nel Listone Nazionale. Oppure documentati, leggi, informati. Insomma evita di dire che “..è un atto eversivo, solo Mussolini aveva fatto cose simili!” per spiegare il tuo – del tutto legittimo – no alla proposta di legge elettorale. Certo, noi ti capiamo caro Alessandro Di Battista. È il ruolo che ti sei ritagliato. Ed è pure la cosa che meglio ti riesce, la più facile per chi si trova all’opposizione. Protestare e accusare è pane e companatico quotidiano. Ci sta pure di eccitare la piazza, a patto di non sbagliare uscita e andare in quella altrui. Tutto è lecito per l’agitatore di ruolo: tutto, caro mio, tranne sparare una cazzata per sentito dire! Perchè la verifica può avere effetti deleteri sulla crescente e pimpante carriera politica. Le stupidaggini te le possono rinfacciare tutti, caro Dibba! A cominciare dai tanto amati social. E, siccome, il padre ce l’hai ancora ed è pure un signore di quelli vagamente nostalgici di “quando c’era Lui”, chiamalo. Telefonagli. Chiedigli. Evita di dire castronerie. Magari imbeccato da qualche genio petulante del giornalismo italiano sempre pronto ad urlare che tutto ciò che non va è “fascismo“.  Prese oltre il 65 per cento, caro Dibba, Mussolini alle elezioni del 1924. Con un Listone Nazionale nel quale c’erano, con la maggioranza degli esponenti democratici e liberali di allora, pure Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra, Enrico De Nicola. C’era il meglio dell’Italia di allora in quella lista per cui, quel Mussolini non ancora dittatore, non ebbe alcun bisogno del 25 pe cento previsto come soglia maggioritaria dalla legge Acerbo. Capito? Dillo a tutti quelli che oggi ululano a sproposito, caro Dibba. E dillo anche a chi ti parla a vanvera o strumentalmente del fascismo dietro l’angolo. La tua battaglia politica portala avanti con quel che conosci: dura, intransigente, determinata. Falla pure con gli argomenti e l’affabulazione che ti regala quell’istrione di Grillo. Ma per il resto, fascismo compreso, chiedi a papà.