Caporetto? Fu l’ennesimo massacro dovuto a tutti i comandanti “somari”

Nel centenario della tragica disfatta di Caporetto, per capire veramente il grande e disumano massacro della Prima Guerra Mondiale, dove milioni di soldati vennero sacrificati in inutili offensive contro posizioni imprendibili, bisogna rendersi conto che quasi tutti i Comandanti militari dell’epoca erano dei somari che continuarono a combattere con tecniche napoleoniche una guerra moderna altamente tecnologica. Haig, Nivelle, Cadorna, Mangin, Foch. Tutti insistettero insensatamente in ripetuti attacchi frontali nonostante i primi mesi di guerra avessero dimostrato oltre ogni dubbio che tali assalti a nulla servivano se non a decimare le divisioni. Qualcuno, a parziale scusante, afferma che ciò fu causato dal repentino sviluppo della tecnologia bellica che non permise agli Stati Maggiori di adattare le tattiche militari ai nuovi armamenti presenti sul campo di battaglia. Ciò è assolutamente falso. Le armi a ripetizione furono introdotte durante la guerra civile americana mentre le mitragliatrici, la polvere senza fumo e i cannoni a tiro rapido furono introdotti ben prima della fine del diciannovesimo secolo. Tra l’altro, la famosa “Pickett’s charge”, di 50 anni prima, in cui morirono settemila uomini in venti minuti, dimostra bene quanto detto. Quello che successe sui campi di battaglia del fronte occidentale era già avvenuto, tale e quale, durante la Battaglia di Port Arthur nella guerra Russo Giapponese. In quella occasione i Giapponesi si erano letteralmente dissanguati in inutili attacchi frontali della fanteria contro le posizioni russe difesa da filo spinato, mitragliatrici e cannoni. In quella occasione le unità giapponesi avevano riportato perdite anche del settanta per cento, esattamente come poi avvenne nelle battaglie di Verdun, della Somme e di Loos. Quindi l’effetto combinato di mitragliatrice, cannoni e filo spinato che rendeva impossibili gli attacchi alla baionetta allo scoperto era ben conosciuto ma fu volutamente e colpevolmente ignorato dagli alti comandi militari. Il generale Cadorna combattè undici bataglie sull’Isonzo. Ciò vuol dire che per dieci volte i suoi attacchi furono respinti con perdite enormi e che per dieci volte lui reiterò gli attacchi non traendo nessun insegnamento dalle sconfitte ed insistendo in una tattica suicida che causava enormi perdite alle truppe impegnate senza nessun vantaggio territoriale. In conclusione, nonostante con il passare del tempo si tenda a essere più indulgenti, va detto che i supremi comandati militari della prima guerra mondiale non possono essere in nessun modo scusati né tantomeno assolti per il modo ottuso e sanguinario con cui condussero le operazioni senza tenere in nessuna considerazione la vita dei loro soldati. In conclusione va ricordato che ad esempio la Francia, che all’epoca aveva circa trentacinque milioni di abitanti, ebbe un milione e trecentomila morti più svariati milioni di feriti, invalidi e mutilati. Un prezzo terribile che avrebbe potuto essere molto più lieve se solo anche i suoi comandanti non avessere stupidamente insistito nell’applicare tecniche offensive di stile napoleonico.