Camilla e Adriana spose gay “privilegiate”: vivranno insieme in cella

Vivranno insieme, da donne sposate, gay, unite civilmente grazie alla legge Cirinnà: un privilegio, quello della condivisione della cella, mai concesso a detenuti regolarmente sposati, ovviamente etero. Camilla, 25 anni, sudamericana, è stata unita civilmente ad Adriana, coetanea, di origini polacche, grazie alla celebrazione del rito fatta dal vicesindaco di Roma, il grillino Daniele Frongia. Secondo Repubblica, l’amore tra le due donne sarebbe nato dietro alle sbarre: “Camilla e Adriana condividevano la cella con altre recluse. Sono diventate da subito amiche e poi, pian piano, con il passare del tempo, è nato qualcosa in più. Adriana, di origini polacche, sapeva di essere omosessuale quando è entrata in carcere, lasciandosi alle spalle una storia che a sentire i genitori, agricoltori stabilitisi nel Lazio, è all’origine dei suoi guai. La sua pena finirà l’anno prossimo, ma i giorni di reclusione che ancora ha davanti, da ieri, saranno più felici. Per lei e per i suoi genitori che ieri hanno voluto essere presenti, portando le fedi con incisi i nomi delle ragazze”, scrive il quotidiano romano, che descrive la festa come un grande show floreale, un vero e proprio matrimonio, con regali, bomboniere e torta nuziale, agenti e operatirici del carcere di Rebibbia invitate a partecipare.

Il “privilegio” è così descritto da Repubblica: «La vicenda a lieto fine di Camilla e Adriana apre un fronte ulteriore nelle carceri, dove le sezioni sono rigidamente separate per genere. Ponendo al legislatore un orizzonte nuovo che la stessa norma sulle unioni civili impone. Se l’unione fosse stata tra eterosessuali la separazione sarebbe inevitabilmente avvenuta un minuto dopo il sì. Per loro invece la cella si è trasformata nella prima casa».